Volpe e il suo segreto.

Oggi muore Maria Luisa Spaziani. Poetessa e compagna intellettuale di Montale. Per chi ha studiato, per oneri universitari, il poeta di Ossi di Seppia, sicuramente sarà precipitato nel gossip letterario-fantaerotico dei rapporti di questo solenne poeta con le donne. Clizia, Mosca e Volpe, questa la sequenza. Ho sempre tifato per la Tanzi, per Mosca, sicuramente la più ordinaria, la moglie discreta, che ispirò quella poesia magnifica che è “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, la n.5 di Xenia II. La giovane poetessa, l’amica divertente e divertita dal poeta sommo che “ballava per lei”, mi ha sempre urtato. Forse per l’ambiguità di quel rapporto, di quella relazione sublimatasi nei versi, magnifici. Non ho mai creduto nell’amicizia tra uomo e donna. Nell’amicizia tra la Spaziani e Montale oggi sì, oggi ci credo, oggi che è morta sobriamente e che ha portato con sé il suo segreto, l’eredità di una stagione letteraria straordinaria, in cui i vati seppero solo dirci “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Rileggiando qualche anno fa una rivista di poesia moderna, lontanissima per spessore da Solaria e da Lacerba , ho incontrato Anniversario di Montale. Libero dalle ansie scolastiche, l’ho letta come un commiato di un uomo sazio di vita, spronato ancora alla vita dalla concretezza e dalla natura di Volpe. Volpe per quello straordinario amico, Maria Luisa per tutti gli altri. Me la dedico. Orevuar, professoressa.

 

Dal tempo della tua nascita

sono in ginocchio, mia volpe.

È da quel giorno che sento

vinto il male, espiate le mie colpe.

 

Arse a lungo una vampa; sul tetto,

sul mio, vidi l’orrore traboccare.

Giovane stelo tu crescevi; e io al rezzo

delle tregue spiavo il tuo piumare.

 

Resto in ginocchio: il dono che sognavo

non per me ma per tutti

appartiene a me solo, Dio diviso

dagli uomini, dal sangue raggrumato

sui rami alti, sui frutti.