L’arte è arte. Serve solo tempo per digerirla.

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In questi giorni, a Palermo una mostra di uno degli artisti più eclettici e controversi del “secolo terribile”.
Hermann Nitsch è questo: uno che divide. Soprattutto sul tema dell’arte. Provocatore, artista totale, umanista post moderno. Molte sono le definizione che lo possono investire e travolgere. A mio modesto avviso è ciò che più si addice a chi produce arte. È un uomo che non lascia indifferenti. Con la sua arte, con l’immancabile tensione vicina al conato a far sì che il pubblico non possa “attraversare” la sua proposta senza rimanerne “macchiato”. Certo, perché le sue opere non sono filtrabili dalla vista, sono schizzi che lasciano traccia nel “buon gusto” e nel “buonsenso”. Sono esperienze fisiche, maledettamente materiali e senza tregua, sospensione di vissuti grumosi, carneficine in cui il sangue diventa colore, il corpo materia da sfigurare, tutto il resto contorno comprensibile dalla mente e concepibile solo dopo aver superato la nausea.

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A Palermo, come dicevo,, una mostra che sta creando non poco dibattito. L’arte è questo: interrogativi, domande e confronto, incomprensioni che aprono nuove prospettive. Oggi non può essere che questo. Un po’ pulp, senza risposte politicamente corrette e convenienti da un punto di vista accademico.
L’arte in generale è diventata quasi esclusivamente un’esperienza della mente. Gli altri sensi sono orpelli, spesso imbarazzanti, per gli effetti collaterali. Personalmente sono per la fattura artigianale che distingue. Mettere nelle viscere animali, delle frattaglie su un corpo femminile, lo trovo lontano dal mio percorso estetico.
Una sintesi feroce dell’opera dell’artista in questione: un teatro tragico un po’ splatter, come la storia dell’occidente recente. Sangue e “non senso” apparente. Nulla di più.

Qui di seguito un articolo interessante sulla mostra prima citata.

http://www.artribune.com/2015/07/hermann-nitsch-si-racconta-un-teatro-tragico-per-palermo/