#Session 1 PARLA BENE E PENSA SANO. 

C’è un diaframma tra il pensiero nella sua originalità, schiettezza, potenza e la parola, mediata, ripassata e alla fine scagliata con prudenza nel mare magnum della comunicazione.  

Il poter dire “Mi son rotto il cazzo” oppure un più maccheronico “ ma vai a cagare” o addirittura un pittoresco “vaffanculo” (doverosamente  tutto attaccato per i puristi accademici postprandiali) è un’esperienza liberatoria come una cagata dopo giorni di stipsi (per restare in tema). 

Aulico e scurrile, basso e alto, la varietà della parola e del tono che si fonde che dal caos fa nascere un suono, una parola. Ma non è meraviglioso? 

Le parole possono dire qualcosa di noi, ma non dicono tutto. Anzi, spesso non dicono niente. Niente o nulla. “Niente” inteso come qualcosa che potrebbe esserci ma non c’è per un qualcosa che non dipende da ciò che non c’è. Il “Nulla” non c’è mai stato e ontologicamente non potrà esserci. Il nulla è il non è. 

Mi piacciono le dicotomie. Nella stagione della polarizzazione, del dialogo bipolare, il sano aut aut o vel vel  categoriale è una certezza, un bene rifugio, è una conferma. Il grigio c’è, la mediazione ci avvolge, ma è meraviglioso nella finzione della scrittura ridurre tutto ad una positività o negatività. Con me o contro me, bianco e/o nero. E/o … Questo è il grimaldello, il senso del disquisire, il ponte di Eraclìto. 

Quando parli devi sempre mediare preliminarmente. Devi pensare a quale sarà l’effetto del tuo dire. Cazzo… che bello invece sarebbe poter parlare senza che il decantato delle parole lasci il segno. UN fluire, un fiume in cui l’acqua bagna e basta e lo fa sempre in modo nuovo, ma con diverse carezze. 

Un filo diretto pensiero e parola. Senza aggiustamenti. Un flusso, una corrente che trascina nell’Infinito. 

La volgarità infondo è il tentativo della natura delle cose di sopravvivere, di liberarsi dalle costrizioni i sociali e linguistiche. La potenza della parola è l’abbattimento della diga che contiene il pensiero. È un flusso naturale. È un diretto, una valanga, un’eiaculazione di immediatezza e di vita pulsante. 

Immagini forti? Chissenefrega (sempre in accademica ortodossia).  

Non mi legge nessuno, qui. Questo è il mio angolo di intimità in un locale chiassoso e intasato da umanità multiforme, ridicola e meravigliosa, appagante e meschina, dolente e dolorosa… un po’ come me.  

Non sono nessuno e questo è maledettamente liberante. Cazzo.  

Pensiero e parola. Sfumature del canto dell’Essere. Divise nel mondo, partorite nella stessa caverna. 

Sessione aperta, sull’argomento ci torno.