Ricordi d’infanzia estivi

Autore: 
Borrani, Odoardo (1833-1905)
Titolo: 
Orto a Castiglioncello

Quanto i silenzi estivi hanno riempito le assenze,

hanno placato gli echi delle turbolenze delle periferie,

proiettato su tracciati luminosi fatti di ghiaia infinita,

come rotaie che conducono nel meriggio assolato,

al sole spietato di luglio, le mie indecenze infantili.

La forma dell’acqua nei fossi putridi rigogliosi di vita,

la terra arsa, screpolata e gialla di luce,

Il profanare mio la solitudine estiva della canicola,

il mio cappello sgualcito e il mio sudare inutile,

per andare lontano e poi tornare nell’aia pulita senza ombre,

mi resta come un’abbronzatura eterna dello Spirito.

I cani sfatti all’ombra, i miei cari in siesta, la tv banale,

le campane olfe[i] , i miei pensieri senza consistenza

che cercano un filo d’aria torrefatta,

un giro di ballo padano e villoso,

per alzarsi un qualche metro, slanciarsi

nella pista della sagra,

per poi cadere come pula bollente.

Radici che si assottiglino,

il mio essere della Terra che viene memo,

 la ricerca di un approdo

nel mare sterminato di abbagli candidi

che bagna nei ricorsi

le mie estati d’infanzia:

mi resta solo il profumo dei vuoti accecati,

del candore feroce che si conficca

nei miei occhi dolenti al sole leone.


[i] Olfo, aggettivo dialettale che riproduce la voce appena ci si sveglia o dopo aver mangiato e bevuto abbondantemente