michele casella

Diario minimo

Tag: donne

Tutte le donne della mia vita

A mia nonna
Che mi ha cresciuto
Con la durezza dei contadini
Ed il calore
Delle lenzuola felpate.
A mia madre,
Che mi ha rincorso per anni,
Ed ora mi aspetta,
Per un pomeriggio,
Per un po’ di fresco,
Nei suoi grandi occhi lucidi.
A quelle che ho amato,
Tra il serio e il distratto
Hanno dipinto di giallo
un angolo della mia storia.
A Debora che mi accolto
Con tutta la fragilità del mondo
E mi ama con tutta la forza delle donne.
Grazie alle mie stelle,
Che luccicano in un cielo inquinato di luce:
A Maria Chiara che mi consola,
A Benedetta che sorvola il mondo,
A Miriam e alla sua forza
E Rachele che mi guarda
Col suo musetto tondo.
A Sosina,
Che cambia tutto in meglio,
E segna le coordinate
Della giustizia che mette radici
E della pace che regna.
A tutte le donne della mia vita,
Quelle amate, sconosciute, stimate,
Passate come la neve marzolina,
Tenaci nel ricordo, feconde nella vita,
Come la terra inviolata.
Grazie, con la gratitudine del ramo,
Ad aprile, dopo mesi di brina.

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Lo sguardo delle donne

Le mie. Non per una rivendicazione del senso del possesso post alessandrino. Ma ognuno ha le sue. Una ti ha fatto nascere. Altre ti hanno fatto uomo, alcune padre, le più importanti felice. Purtroppo delle donne osserviamo molto, tra il lecito e l’animale, raramente, con purezza, lo sguardo. Per osservare non intendo tanto l’azione, quanto il frutto, l’effetto, quel senso di abbandono che si ha davanti ad una meraviglia mai descritta né dalla scienza né dalla poesia. Nel mio caso spesso si tratta di sbigottimento. Perché le donne della mia vita sono molte ed hanno occhi immensi. M.C. ha negli occhi l’abilità di dare risposte, la forza di chi sa quel che vuole, anche se non del tutto. La discrezione di chi osserva per capire, la solidità di chi capisce presto. B. nei suoi ha un lago di malinconia. L’intensità che non hanno le mezze stagioni, la turbolenza di un temporale improvviso e rabbioso, il calore del sole che irrompe, che cuoce ed asciuga. M. negli occhi porta la forza della natura. Nulla le resiste. Tutto si piega al suo volere e al suo giocare. Riesce a contenere nelle sue palpebre il ciclo delle stagioni e il segreto dell’alchimia. R. ha due pozzi di grigio, immensi come il cielo quando fa scivolare la notte. Così grandi che il sole si perde e con lui tutto il mondo, che si addormenta per nostalgia. Poi c’è D., dalle luci marroni come la terra, feconda, calda ed accogliente. Dai suoi occhi tutto cresce, si riordina e tutto ritorna. Gli sguardi delle mie donne sono ovunque e mi fanno compagnia anche quando sono lontano, quasi perso. Li ritrovo in ogni dove e mi riconducono a casa. Poi c’è lo sguardo di mia madre, che a volte dimentico. Confuso e lucido, offuscato dagli anni e dai sogni in grigio, raccolti in cornici polverose. Sbiaditi dal tempo non dalla rassegnazione condita dal tramonto. Specchi in cui non si riflette il vero, ma la verità. A lei dedico un quadro del più grande ritrattista di sguardi, Gustav Klimt, in mostra a Milano sino a qualche mese fa. Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Le mie donne, con i loro, sono l’anima del mondo mio.

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