michele casella

Diario minimo

Tag: esistenzialismo

Il merlo notturno

Il merlo passeggia guardingo
Dove ieri sera la luna poneva,
Con fare lucente,
Le sue pene, i vizi ed altri bachi
della sua astrale mente.
Il merlo non sa
Che le gracili sue zampette
Solcano la dolcezza lattiginosa
Del bagliore fresco di maggio.
Cerca distratto tra l’erba,
Vermi e ad altre leccornie
Saccente, forse saggio.

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Non si cura del mio peso,
Del mio osservare inatteso
Il mio scrutare curioso
A me stesso, a volte, odioso.
Fa ciò che è necessario,
Per superare un’altra notte,
Un altro bagno di luna,
Un altro fluire di primavera.
La natura vive fiorente
In un disegno
Che non possediamo,
che non comprendiamo,
Persi come tordi,
A capire degli altri,
Gli epiloghi e gli esordi.

Mezze maniche alla Camus

In ferie penso ad Albert Camus e all’uomo mediterraneo. Ne parlo a cena a tavola con le mie figlie che mi osservano come se stessi vaneggiando. Racconto loro che ieri sera girando tra le bancherelle dei libri usati, in un angolo, reietto, ho visto un libro suo, “Lo straniero”. Non scatta la curiosità e mi involvo. Parlare di Camus con le figlie adolescenti è masochismo, lo so. Non l’ho mai apprezzato come scrittore perché non ho mai avuto il coraggio di leggerlo
sino in fondo, fino al contatto vero. Qualche brano all’università, q. b. Vedendolo ieri sera, solo, ai margini lontano dai bestsellers, quasi appestato ( altro libro dell’algerino francese, che ironia…, era intitolato la “Peste” ), mi viene in mente l’atmosfera che mi creava dentro, quando giovane ribelle dilettante lo rifiutai per il suo anticomunismo. Lo incontrai già per abbandonarlo. I dannati, la bellezza, l’utopia erano i suoi amori; da ragazzi non si sa bene cosa cercare, si hanno solo mondi da demolire. Ricordando il libro, ricordandolo come uomo, mi torna l’entusiasmo della rivoluzione, che ora invece si stempera non nella lotta per un mondo migliore ma nella certezza che il mondo può essere migliorato. Ma tra tutto, oggi, nella mia siesta pomeridiana, ho pensato a Camus non come l’uomo del nobel arrivato troppo presto, delle prese di distanza e dell’isolamento, l’intellettuale che preferiva il calcio al teatro… Oggi, nel dopopranzo ho pensato a Camus come l’uomo del mediterraneo, anzi, l’uomo meridiano. L’uomo del tempo del meriggio, senza soluzioni e senza tracce, sonnolento ma pronto all’incontro. L’uomo del mare, totale. Non l’essere dell’efficienza, ma l’insieme delle cose che lo costituiscono da sempre: Dell’olio, della siesta, del caffè, dei carboidrati, del pomodoro, del pesce e del salame piccante. L’uomo giusto che sa che si può anche sbagliare, l’uomo in rivolta che mette in discussione se stesso. Il sonno pomeridiano è parte della società giusta perché l’umanità è finita, fragile ma può sognare alla grande. Le mezze maniche trafilate al bronzo, con zucchine e con un filo di extravergine e parmigiano, seguite da cipolla di Tropea stemperata col balsamico e pomodoro cuor di bue, le dedico a Camus, lo scrittore per onore, solo e dissidente per onere, ma uomo del Mediterraneo, del mare, della ferialità. Alla salute Camus, prosit…..

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