michele casella

Diario minimo

Categoria: #poesia

Rachele

Oggi la piccola di casa compie due anni. È arrivata senza invito. Ha preso il suo posto nel momento in cui ero così fragile, da renderla insostituibile. Non passa giorno che per qualche minuto non soffra di vergogna per la paura che invase il mio cuore quando mia moglie mi disse, con gli occhi lucidi, che la vita era germinata ancora in lei, in noi. Eravamo già in tanti, ma alla fine non in troppi. L’amore ha sovrabbondato. La Vita ha fatto il suo viaggio carica di doni e Rachele ne è stata il capitano. Oggi è qui, a presidiare il mio mondo, con la sua scopetta e le ali da fatina, con il pollicione da succhiare che consola generoso tutti, non solo lei. Quando ho bisogno di purezza lei mi accoglie con i suoi immensi occhioni, in cui posso lavarmi da tutto ciò che mi rende meno buono. Mi consola abbracciandomi, e quando si accovaccia su di me come uno scoiattolo, mi sento un eroe che culla la sua principessa. Ringrazio Dio, la Provvidenza o il Destino di avermi affidato a te bambina mia, con la tua manina mi sostieni e con il tuo passo traballante mi conduci lontano, sino a dove potrò accompagnati. Mi dedico un’opera d’arte. Rachele.

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Meravigliosa creatura

“Ma tu sei meraviglioso ?”. Con questa domanda, stasera, un amico da cui ho sempre da imparare, mi ha squarciato il velo del cervello. Non saprei dare una risposta. La cosa però che mi angoscia è il dubbio di non aver mai a sufficienza esternato l’affine affermazione di meraviglia a qualcuno. Sul meraviglioso e le sue sfumature, abbiamo chiacchierato durante una cena a tema, con le nostre mogli e i nostri figli che ballavano spensierati. Con altri amici e il titolare, dalle unghie col smalto ed una certa abitudine frequente a sistemarsi i gioielli di famiglia.
“Meraviglioso è accogliere un bambino che non è meraviglioso. Mia mamma è meravigliosa”. Questa frase, detta da una delle ragazze disabili che questo amico segue con i suoi progetti, prima del dessert, mi ha stroncato. Un capolavoro di genialità disarmante e di verità cristallina. Di quelle che si fanno attraversare senza rompersi.
“Cos’è lo stupore? Il rumore della felicità.” Oppure “Stupore è felicità ad alta intensità”. Certe frasi raddrizzano la giornata e ti convincono che i depositari della Verità si nascondono al mondo, lo fuggono travestendosi da errori oppure scarti. Si conferma la teoria dell’inutilità dell’inutile. Le perle si confondono nella quotidianità e sono all’apparenza sgraziate come la ragazza di Vermeer, non quella famosa, attorno alla quale si crea una mostra, ma l’altra, quella bruttina, sognante e domestica, meravigliosa nella luce della sua camera.
Jan Vermeer, Ragazza col filo di perle, 1662-65 circa .

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