considerazioni di fine estate sul dubbio.

di michelecasella

Sin da quando ero ragazzino l’estate rappresentava una stagione di particolare intensità umana e di grande valore per il mio cammino personale di crescita. Era la stagione in cui potevo permettermi di smettere i panni del bambino e di rivestirmi della divisa salutare dell’adulto lavoratore. Sul più bello che imparavo la parte, sprofondavo nuovamente nel mio status ordinario di scolaro. Ed accadeva sempre a Settembre. Questa finzione mi faceva essere grande anche nelle aspirazioni, nelle domande, nei quesiti esistenziali. Non ero solo un piccolo uomo goffo che cercava di emulare gli adulti che lo proteggevano, ma mi lanciavo, nei vastissimi momenti di solitudine, nel fingermi grande pure nelle domande che mi ponevo. Scimmiottavo ciò che vedevo in giro oppure alla tv. Chi sono, da dove vengo, cos’è la vita? L’amore … ed altre cose di cui non conoscevo minimamente il senso. Tutto questo veniva nutrito abbondantemente dall’ozio estivo. Chiaro, non intendo il far nulla, intendo l’aver nulla da fare e quindi il poter dedicarsi al pensare, al sognare con occhi pieni di occasioni. Costante di questa stagione, negli anni, è stata una. Non avevo dubbi. Mi ponevo le domande esistenziali certo, ma non capendone il senso era semplice pure darsi le risposte. Uno stato di grazia straordinario. Perché ricordare tutto ciò. L’estati adesso sono calde e ho sempre chiaro quello che devo fare. E i dubbi sono numerosi come le mosche. Quante mosche ci sono adesso.
Uno dei dubbi che mi sta rodendo in modo insaziabile e questo. Ho fatto bene a diventare un uomo pubblico, o meglio, è stato giusto “mettersi in politica”?. É malsano farsi questa domanda ora che sono stato eletto, ma il dubbio mi assale come l’afa.
Innanzi tutto sento fortissima la mia inadeguatezza. I sento impreparato ad essere interpretato su ogni mia affermazione: “ma cosa volevi dire …. forse intendevi?”. In sostanza non parlo più come prima, ma in modo codificato e tutto deve essere decifrato. La libertà d’essere se stessi è stata ridimensionata di molto.
E poi c’è questa sensazione che non esista l’idea di una politica come servizio. Esiste forte l’idea che chi fa parte di questa categoria, fondi il proprio agire sull’esclusivo mantenimento di se stesso. Non esiste la vocazione al servizio politico. E nessuno ci crede che possa mai esistere. Le motivazioni che mi hanno spinto a questa avventura, ferme, chiare, direi bambinesche ( come nelle mie estati tanti anni fa ) quindi ora hanno la pregevole compagnia del Dubbio, dell’incertezza, della mancanza di polarità che stabiliscano ciò che è nero e bianco.
La politica è l’arte delle risposte. Io per il momento ho solo domande e questo mi fa naufragare lontano. Non so cosa mi stia succedendo ma sto cambiando e quel bambino dalle monolitiche idee che sostava nel sovrumano silenzio della campagna deserta in cui sono nato, è sempre più un ricordo, un altro che si allontana da me, ora, assorto nei suoi pensieri e con lo sguardo fisso sulla Luna.