Siate affamati, siate folli …l’eredità di Steve Jobs

di michelecasella

Tutti hanno scritto qualcosa su Steve Jobs. Lo faccio anch’io, con il pudore che si dovrebbe avere davanti alla grandezza, alla magnanimità di una vita. Scrivo di Steve Jobs non perché sono un cliente Apple, non me lo posso permettere, ma perché sono un profondono culture delle morte e la rispetto. Jobs è sto un uomo rinascimentale, una persona che con le sue idee ha rivoluzionato il mondo, lo ha reso migliore. La sua presenza composta, minimalista, libera da ogni orpello del successo, è stata un’icona della sua grandezza interiore e della sua visone del mondo. Tutti lo condividiamo. Memorabile il suo discorso a Stanford nel 2005: “ Siate affamati, siate folli”. Lo spessore della sua figura riguarda anche la sua morte. Non perché abbia fatto una morte eroica. No! Perché la sua vita è stata tutta una sublimazione della grandezza e la sua morte è stata un monito alla piccolezza del nostro essere umani. Grandezza e fragilità., insieme, sintetizzate mirabilmente nella vicenda umana di Steve Jobs. La sua vita è stata l’esempio di come osando, mettendosi in gioco, cercando veramente di fare ciò che le nostre aspirazioni ci portano a fare, si possa realizzare ciò che si sogna. La sua esperienza terrena ci sprona ad unire i puntini e a constatare quanto dietro ad una grande impresa ci sia un disegno d’amore.
La sua morte, prematura e annunciata da tempo, ci ricorda invece che siamo di passaggio: per questo occorre vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Questo è un ottimo motivo per fare ciò che ci piace. La morte, evocata nel discorso del 2005, ci rammenta l’ovvietà più lampante: che siamo nudi e che non abbiamo altro se non questa parentesi, chiamata vita, per realizzare i nostri sogni, per essere felici.
Che dire di più. Il suo essere “differente” non merita logorroiche orazioni. Vi lascio il suo discorso, un’eredità per il genere umano. Think different …. siate folli, siate affamati.