La colpa del signor K.

di michelecasella

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Speravo che almeno in vacanza nel proletario lido di Pomposa, il latente e strisciante “senso di colpa” originario mi avesse momentaneamente licenziato… Ed invece no! Ora che alla sera, tra queste mura vacanziere, il tempo è molto, ne tocco la sagoma con maggiore nitidezza. La riconosco ma non so darle un nome. Ed è di tutti, da sempre. E il signor K. lo sa bene. Un’impronta lasciata dalla nostra educazione giudaico-cristiana? Dalla nostra, forse, naturale propensione a sentire estranea la felicità… ?Rimane un mistero. Il signor K. neppure lui conosce la sua colpa, per questo non si ribella. Piange, precisa, chiede dettagli… Si arrampica in difese narcisistiche. Ma sa bene di avere un’imprecisata colpa. Il rapporto con il padre, i tempi troppo anticipati, l’ambizione, il creder morto chi invece era ancora caldo, la musica nascosta ai più…. Forse l’essere diligentemente parte del sistema, forse l’aver rinunciato ad una posizione netta….al lume. Forse la meschinità dei propri interessi… la colpa del signor K. è non conoscere il nome, il volto della sua colpa e aver la presunzione di poter vivere ugualmente indifferente. Chi lo accusa lo ucciderà, con un fendente al cuore, tenendolo per mano, fissandolo negli occhi come un cane affamato a cui è stata negata la colazione. Qual’é la mia colpa, la tua, la nostra? Cerco un nome senza dimenticarla nella giustificazione. Certe storie ti restano dentro e ti accompagnano o perseguitano in modo kafkiano.

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