Tanta bellezza

di michelecasella

Luis Camnitzer, 
Questo è uno specchio, tu sei una frase scritta , 1966-68, polistirene termoformato montato su pannello sintetico, 47,6 x 62,2 x 1,3 cm. Foto di Peter Schälchli, Zurigo. Fonte: https://bombmagazine.org/articles/2011/04/01/luis-camnitzer/

Oggi giornata di sole, tanto sole.

Da giorni ci siamo rintanati nelle nostre case. Pioggia, temporale, freddo, freddo, un freddo… Un freddo strano, un freddo da gennaio. Quel freddo fuori stagione che spiattella via i luoghi comuni. Non un freddo da marzo, o un freddo d’aprile, ma un freddo da gennaio, profondo, asettico, elettrico, pervasivo. E onestamente un freddo da gennaio a maggio lascia i suoi segni. 

Quindi sole, finalmente! Caldo, tanto caldo…Troppo caldo! L’incontenibile insoddisfazione del genere umano che  oscilla senza ritegno. 

Lezione di letteratura, ripassone in vista della “nuova maturità “ ( si stava meglio quando si stava peggio). Usciamo. Facciamo fatto una passeggiata, cordiale e spensierata: direzione pasticceria. Sul registro elettronico ho scritto “passeggiata letteraria” e abbiamo cominciato a parlare. Io all’inizio. I miei ragazzi mi fissano con sguardi lucidi pieni di parole, forse estranee alla letteratura nello specifico, ma imbevute di Vita ( “V” grande, perché è importante la vita vista con gli occhi dei ragazzi).

Abbiamo cominciato a parlare nel piccolo parco adiacente al nostro istituto scolastico, un profumo forte e muscoloso di menta. E lì, parlando del romanzo, del romanzo dell’Ottocento, abbiamo cominciato a confrontarci e a disquisire sui grandi temi che la trilogia che ho proposto loro, Tolstoj con Anna Karenina, Charles Dickens con Oliver Twist e Dostoyevsky con I fratelli Karamazov.

Mostri sacri. Irraggiungibili, oggi forse indigesti, oggi che amiamo il mordi e fuggi. 

“Ecco ragazzi, questo trittico di grandi che cosa ha da dirci, che cosa ha da darci oggi questo dream team di scrittori? Cosa le loro parole possono ancora lasciarci?”

 Il caldo, il caffè bevuto poco prima, lo sguardo di ragazzi, il profumo di tiglio che avvolgeva tutti noi, un fuoco sacro mi ha ispirato. 

A un certo punto si è materializzata la domanda: 

Cos’è la bellezza, ragazzi? Cos’è la bellezza oggi? Perché parlare di bellezza? La bellezza non è qualcosa di estetico, no? Un romanzo bello, una bella persona, una bella esperienza, sono termini un po’ generici, vuoti”

Bum! Silenzio. Tocco e pausa. 

Penso subito di aver esagerato, ma eccedere seguendo sentieri obliqui a volte è una soluzione per giungere al traguardo.

Le finestre che apriamo scrivono la nostra storia. E non siamo una frase già scritta.

“Ragazzi, la bellezza non è un qualcosa che ha a che fare con un “dato”. La bellezza è la distanza che c’è tra il mio desiderio, l’eros, e il raggiungimento dell’oggetto del mio desiderio. È una distanza, e ciò che riempie quella distanza è la bellezza, è il transitare in quella distanza che produce bellezza. “

Meraviglioso. Mi sono stupito di me stesso. Non pensavo di essere capace di fare dei sermoni così intensi. I ragazzi mi hanno guardato. Alcuni di loro pensavano al pranzo che avrebbero fatto da lì a poco, gli altri forse si sono liquefatti dei loro problemi. Le ragazze erano angosciate dall’interrogazione di economia aziendale. Materia ostica che mal si abbina alla freschezza di un chardonnay poetico esploso in un parco comunale arso da un maggio luciferino.

Io vedevo i loro sguardi altrove. Ma la domanda è stata posta. L’indifferibilità ha urgenza, deve accasarsi. 

La bellezza ne ha licenza. 

Tornati in aula, ognuno per la propria strada. Io con il cuore pieno di vana gratitudine, loro con i testi di economia consumati dallo studio. 

Tanta bellezza, tanta strada da percorrere insieme.