michele casella

Diario minimo

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L’altra metà del cielo

Oggi sono qui con le mie bambine. Mi stanno attorno come dei satelliti. Chi mi chide la ricarica del cellulare, chi vuole ricordarmi che devo riconsegnare un libro in biblioteca, chi ride contagiandomi per una canzone di Ramazzotti, chi sta distruggendo tutti i Topolini collezionati in casa mentre un’altra gli urla dietro minacciando ritorsioni terribili…. e la piccola, nel pancione, scalcia reclamando un po’ di silenzio. Le donne sono l’altra metà del cielo…un cielo pieno di stelle!

Omaggio alla notte

Caro Diario, mi devo laureare, Due esami, poi ho finito. Mi resta solo la notte per studiare, per espletare questa missione, per far felice mamma e papà, e non pagare più le tasse universitarie. Ma alla notte il mio pensiero migra e smetto quasi subito i panni del diligente scolaro padre di famiglia. Ricordo ancora quel senso di vuoto in riempimento che provavo da ragazzino nello scriver poesie, di notte, a casa mia, in un silenzio incommensurabile. Di notte, oggi com allora, quella sensazione, quella potenza creatrice torna a farmi compagnia. E non studio. Vedo le parole sui libri, le immagini ma le faccio mie solo fisicamente. La mia anima è altrove, migra alla ricerca di ciò che trova. É alle pendici del mondo, in attesa del Re, è nella fantasia solcando le sue onde, è nei rimpianti e nelle speranze, tra le pieghe delle occasion e delle beffe. Tutta la notte, in attesa di crollare dal sonno, tra Chre’tien De Troyes e lo Sponsus. L’odore del caffè è il mio ormeggio, inutile. Ormai solco deciso, anche stanotte, la paranoia del cazzeggio, scrivo poesie e non studio……………..

Dio non esiste, Dio c’è

Il tema, il protagonista è Dio. E lo presento con una mia breve, spero intensa, testimonianza. Si, testimoniando, come ad un processo di un latitante. Lo faccio perché a volte vanno puntati i piedi. Assolutamente mai per opporsi a qualcuno. Non sono venuto certo a salvare o condannare nessuno. I piedi vanno puntati per evitare di farsi inglobare dal magma informe della consuetudine. Il dubbio, uno dei miei diletti più grandi, quando sposa la consuetudine, diventa devastante, diventa noia. Tutto qua. Il titolo è impegnativo e merita una trattazione decisamente più articolata. Magari non in un blog di campagna. Che mi frega! Alla fine lo scrivo per me.
In questi mesi molti miei amici, conoscenti, sono stati investiti dalla crisi della consuetudine ed iniziano a vivere i punti forgianti dell’esistenza con la stessa passione con cui si affronta una minestrina riscaldata. “Ma Dio esiste….?”. “La Fede come la viviamo è un inganno ?”. Cominciano a farmi domande, ad inviarmi documenti “segreti”…. vogliono verificare la solidità delle mie certezze e la veridicità della mia Scelta ( la “S” maiuscola non è casuale ). E temo che la cosa che desiderano sia la mia caduta. Poi ci sono quelli con buone intenzioni, i più pericolosi. Tutti ad osservare, con un periscopio, immersi nell’idea crescente che credere, l’aver fede, sia una sciocca abitudine nata da una tradizione, da un insegnamento malato impartito arbitrariamente nelle parrocchie, una dottrina imposta perché è mancata un’alternativa. Se si vive questo…….. Meglio un ateo libero che un credente schiavo della consuetudine, della non scelta, schiavo delle alternative mancate. Meglio un senza dio che un fedele per noia. Sgomberato il campo, arriviamo al “dunque” del post. Dio non esiste.. Dio c’è. Non è una contraddizione. No, non lo è. L’esistere è altrove. L’esistenza può essere supposta, raccontata, dimostrata, ma non toccata. L’esistenza è la figlia non nata di una domanda. È qualcosa di intellettuale. Quindi Dio non può esistere. A che cosa mi serve sapere che esiste l’America se non la potrò mai vivere, sfrecciare con la mia vecchia moto sulla Route 66, visitare la Grande Mela, fare il bagno nel Pacifico…..a cosa serve sapere che esiste tutto questo, se non può essere mio?
Invece Dio c’è, c’è perché è dentro di me, perché è la mia forza. Ed io ci sono e la mia forza mi fa scrivere. Non è un qualcosa piazzato altrove, è vivo come lo sono io, non è né apparenza né finzione. É silenzio che diventa parola, è un imperfezione che riesce a sorgere a luce, è un Senso a tutti i sensi del mondo. Come dirlo, come convincere qualcuno che l’America esiste se non crede che possa esistere o non vuole crederlo e se per crederlo deve toccarla? C’è da attendere solo che Dio faccia visita, venga ad abitare con l’uomo. La fede è un dono fatto ad una persona un dono fatto da Dio ad un “amico”. Se un uomo non l’ha ricevuto, significa che non è ancor giunto il momento della festa e non si sono fatte le presentazioni. Oppure alla festa non ha voluto andarci…troppo noiose le feste…. .Pace per tutti, per chi questo dono lo ha, per chi l’ha avuto e per chi non ce l’avrà mai. É così. L’incontro con l’assoluto è fatto di occasioni. Speriamo che la prossima coincidenza sia quella giusta. E se a qualcuno sono cadute le cataratte della schiavitù della fede ed ora sta meglio, sono felice per lui. Gli auguro coerenza, perché è difficile essere coerenti. Gli auguro anche felicità. E per chi crede di non aver bisogno di Salvezza, buona fortuna! Bene! Ho finito il mio sermone. Ma non voglio fare nessuna battaglia di evangelizzazione. Ed allora…perché pensarlo, perché scriverlo. Ho le palle piene di chi mi vomita addosso le proprie crisi mistico-esistenziali, con prove, argomenti dettagliati ed inoppugnabili…….. Non ho bisogno dei dubbi altrui. Per sbagliare bastano i miei. Il dubbio mi accompagna per crescere nella prudenza, nell’indagine. La fede, il mio rapporto con un Dio che sento fermamente mio, da cui mi sento amato e salvato prima che io possa fare qualsiasi cazzata, è un dono che non ha prezzo e si pone su un altro livello, non speculativo, non emotivo. Un livello che non parla la lingua degli uomini. This is my way… sia chiaro che ogni strada è buona, basta camminare….io sulla mia, ognuno sulla propria.
Ad ognuno la sua …. con l’augurio di ritrovarsi un giorno, tutti insieme, alle pendici del Grand Canyon, dopo una giornata in moto, stanchi e sudati, ma felici perché quello spettacolo non solo esiste, ma c’è.

Pulizie Pasquali

Sto invecchiando. Ma con orgoglio. I ricordi mi assalgono e si impadroniscono di me. É il tempo che ritorna, come fosse una ruota. A pasqua mia mamma, energica e spezzante del pericolo, ribaltava da cima a fondo la casa. Andava fatta pulizia. Oggi la devo fare interiormente. Il “fuori” mi interessa poco. Dove vado, che senso ha preso la mia vita, ha un “Senso” quello che faccio? Pulizie, ordine…..riscoprire ricordi sepolti da sempre, il triduo pasquale che da bambino mi immergeva nel sacro, io, vicecapochierichetti, al seguito della croce con un ferreo protocollo da seguire. Le corse in bicicletta al mattino, il primo giorno di vacanza ( a natale non era possibile, troppo ghiaccio) con i moscerini che si infilavano negli occhi. I giorni della gioventù, una fame incredibile, di tutto ciò che umanamente è consumabile. La moto, la mia vespa 50, le sere dopo le funzioni a raggiungere il mondo che mi aspettava con il suo “sacro vuoto” da donarmi. Le prime cotte, i primi amori, la nostalgia di quel magone allo stomaco che non mi faceva dormire. La famiglia, gli impegni, la luce rarefatta sul mio primo divano con mia moglie. Le bambine, vestite come bombole il giorno di pasqua. Le mangiate il lunedì successivo, il “bassocorporale” delle scampagnate, il dolore ai polpacci inflittomi della bicicletta e la voglia inspiegabile di continuare perché era una pasqua meno. Le attese per le “risposte”, cercate sempre altrove, il grigio del dubbio, il grigio della polvere, che si accumula negli stanzini dell’anima. Alla fine la mamma che mi sgridava perché rovinavo, con le mie zampe da cucciolo forsennato, l’opera di contenimento entropico che la mia mamma, con tutte le forze, riusciva a portare a termine. Pulizia. Pulizia. Pulizia.

Diceria dell’untore

a volte ritornano. Sto parlando dei déjà vu. Oggi, prima di cena, il mio demone mi ha imposto di uscire, ed ho visto il tramonto. Assoluto. E vedendolo, ho rivissuto una situazione, di tanti anni. E tra le mani della memoria si è materializzato un libro. Il libro “Dicerie dell’untore”. Sparito dopo pochi secondi.
Problemi della bicamerale memoria, non lo so. Forse il ripetersi eterno del tempo? Forse. Ma Gesualdo Bufalino. ha la risposta. Io stasera, nel mio giardino, ho avuto l’illuminazione. Il ritorno del tempo. Stasera Proust “per” cena.

STOPPA LA TRATTA….LIBERA LA VITA

Dedicato a te cliente, che non sei abbastanza uomo per conquistarti una donna senza pagarla.
Per te , padre di famiglia, che cerchi svago, e quando sei con lei non pensi che potrebbe avere l’età di tua figlia.
Dedicato a voi ben pensanti, che volete la pulizia delle strade a casa vostra e poi andate in “tour“ fuori provincia
Per te , che ti hanno convinta che sei un oggetto, che devi produrre, che sei qualcosa attorno ad organo genitale….. liberati.
Per te, che sfrutti tua sorella, la tua amica ingannata, perché non sei abbastanza uomo per essere onesto.
Per te, che credi nell’idea della libertà e poi la confondi con la schiavitù.
Per te che credi che il lavoro più antico al mondo sia intoccabile.
Per te che non hai capito che la donna è straordinaria, perché si dona e perché non ha prezzo.
Dedicato a te cliente, che poi, una volta beccato, non hai il coraggio delle tue azioni, e ti uccidi.
Per quelli che per risolvere il problema vogliono aprire i quartieri dedicati al meretricio, lontano da casa loro….
Per te cliente che stufo dalla “routine”, cerchi le bambine…………….
Per te politico che vuoi liberare i marciapiedi e non le schiave del sesso.
Per te, ragazza straniera, soggiogata, che hai paura, scappa …. sei più preziosa di qualsiasi moneta.
Per te che credi che sia un lavoro come gli altri…….provalo.
Per te che credi nella dignità, nell’amore, nel piacere condiviso, nel sano orgasmo della giustizia:
gridalo forte…. STOP ALLA TRATTA…LIBERA LA VITA
8 MARZO, alle 20.30, A VERONA AL TEMPIO VOTIVO, DI FRONTE ALLA STAZIONE FERROVIARIA. NON MANCARE…IL NOSTRO SILENZIO È COMPLICE.

Buona notte mondo

Caro Diario, sono stanco. Stasera sento le ore addosso. Mi fanno male. Le coincidenze, le corse, i pensieri che arrivano prima di me e non mi aspettano. Sono punti da collegare. Tutto è così veloce. Mi sento vecchio senza autorizzazione. Aspetto il momento ma non ci sono pause. Passerà…. vagavo per i campi del Tennessee, come c’ero arrivato chissà……Aspetto un segnale, ma mi addormento. E la tela del ragno mi avvolge, come una carezza, come una coperta. Buonanotte mondo, buonanotte monetina.

Le stagioni dell’eccesso

Oggi mi faccio rapire un po’ dalla malinconia. Sono giustificato: ho iniziato la dieta e la neve ha fatto la sua comparsa ridicola. Il nostro piccolo ma intenso carnevale è saltato. Nel gran varietà di questi giorni mi sono permesso però il lusso di disquisire sull’eccesso. Ed ho convenuto che l’eccesso è magnifico. È un condimento di ogni stagioni della vita in modo inevitabile, e se non ci fosse saremmo risucchiati dalla banalità, dagli ordini, dalla solitudine. L’eccesso ha quel grip che ti fa scattare, senza una meta e ti fa volare. Con lui nascono gli imprevisti, che non sempre possono risolversi con gli “interruttori”. Quando ti prepari al decollo devi anche saper atterrare. Spesso , a molti, a tanti miei amici, il carrello non si è aperto, e il contatto a terra è stato un disastro. Alcuni vivi, altri morti. Dell’atterraggio, ognuno, deve impararne l’arte. L’eccesso può starci, è doveroso, ma ha una sua “misura”. E le lezioni per atterrare vanno fatte prima di slacciarci da terra per volare. Altrimenti diventiamo angeli per forza e non per amore.
A tutti quelli che hanno cavalcato l’eccesso e non sono mai atterrati dedico una canzone. A presto.

Lo Spingitore di Cavalieri

Cosa spinge un cavaliere a sfidare un drago? Non altri cavalieri, capiamoci, umani come lui, ma un essere che lo può incenerire in un solo momento, con un rutto.
Sto cercando il mio spingitore di cavaliere, quello che mi da l’incoscienza, la sfrontatezza di affrontare i miei draghi, che mi sostenga nella determinazione ad essere arso vivo. Accetto suggerimenti. Vulvia aiutami tu.

Fin che la Barca Va….


Il fatto di cronaca che ci tiene incollati ai tg in queste settimane è il disastro della nave da crociera Concordia. La sorte è veramente incredibile, ed incredibile è l’ironia con cui si fa beffa di noi. Il terribile naufragio della Concordia è la parodia della situazione del nostro Paese, senza neanche troppe forzature. La concordia è naufragata da tempo … lo si può dedurre dalle relazioni critiche tra alleati, tra partiti un tempo al governo e all’interno stesso dei partiti. Stiamo assistendo ad una lotta fratricida. Il naufragio della Concordia, il naufragio della Pax.
Schettino, sempre se confermate le accuse nei suoi confronti, rappresenta la classe politica in tutto per tutto. L’abbandono della nave mentre affonda è una pressi consueta di molti parlamentari che pur di salvaguardare il loro posto nella “scialuppa parlamentare”, abbandonano facilmente la nave, il partito, in avaria. Altro dogma in questo parallelismo fantasioso: sul ponte di comando c’era una donna oppure no? Mistero! Era l’amante di Schettino? Cosa ci faceva lì? Ma esiste questa donna oppure no? Una montatura della stampa? Il capitano, la guida, caduto per una donna ……Corsi e ricorsi storici. Ed intanto la barca si muove, affonda e l’inabissamento della “concordia” rischia di creare un disastro sociale di grandi proporzioni. Stiamo naufragando, come paese, e dalla “Costa” non arrivano soccorsi, tutti si smarcano. Corsi e Ricorsi. Per evitare naufragi, le insidie della navigazione e gli inchini che possono essere fatali, forse è meglio starsene sui “Monti”. Corsi e ricorsi.