michele casella

Diario minimo

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Nebbia in Padania

Devo confidarvi che in questi giorni sto attraversando una delle mie più grandi disillusioni. Non a causa del lattiginoso velo che sta coprendo la nostra pianura. Sono affranto, sono distrutto, sono disorientato. E la colpa è della Lega, la Lega Nord per essere chiari. Devo riconoscere che non digerisco bene la ruvidità della loro comunicazione, grossolana, a volte demagogica, senza prospettiva. Ma devo ammettere che hanno le idee chiare. Poche, ma ce le hanno. E questo negli anni scorsi è stato premiato. Non mi piace neppure questo folclore celtico tra ampolle e salsicce, tra dialetti disparati e turpiloquio, rigorosamente in Italiano, per farsi capire da tutti . Ma su certe cose, su certi temi caldi, devo ammettere che incontravano la mia approvazione: il federalismo, la salvaguardia delle identità locali, la questione morale ( concetto della sinistra che la Lega ha tradotto nello slang da Bar in modo efficace e diretto ). Bene. Sono distrutto perché anche la Lega si è venduta. Si è venduta all’opportunità, per i propri interessi. Che cosa mai avrà promesso Silvio ad Umberto affinché venisse salvato il culo di Cosentino? La risposta a questa domanda non ci riporta nella Prima Repubblica, tanto odiata dal giovane Umberto: ci scaraventa invece negli intrighi del Senato Romano, di quella Roma imperale, Caput Mundi, di duemila anni fa, morta soffocata dalla corruzione e spazzata via dai barbari “padani”. Che tristezza. La dignità della Lega svenduta per salvare un “terrone”, forse camorrista. La storia non finisce mai di sorprendere. Mi auguro che quei Leghisti, persone per bene che conosco e che amano la loro terra, difendano almeno la loro dignità e lascino il vecchio Umberto ai suoi deliri. Faccio questo appello ai leghisti: farete la fine della Democrazia Cristiana, con la differenza che loro erano corrotti, voi sarete pure ipocriti. Il povero Umberto va a dire che la Lega non è forcaiola! L’Umberto furioso ha perso la memoria. Il cappio in parlamento ce lo ricordiamo tutti. Speriamo che qualcuno, tra i leghisti, abbia i “Maroni” per distinguersi, per essere “leghisti veramente”. Nel frattempo avanziamo nella nebbia con prudenza con il motto più padano di sempre: a Cosentino, ai ladroni romani, a tutti…..”andè in mona!”

Attacco al Natale

Ci siamo. Questo pezzo l’ho scritto il 25 dicembre, poi non me la sono sentita di postarlo. Anzi, mi sono ripromesso di starmene lontano dalla rete e da tutti i suoi tranelli per un paio di giorni. Ce l’ho fatta. Ora però va reso l’onore delle armi alla mia discutibile vena creativa. Di che cosa parliamo in questo pacioccoso periodo festivo: parliamo del Natale. Sì, parliamo però della messa in scena ridicola, della farsa che rischia di diventare questa festa; una contraddizione per la quale urge una venuta istantanea del Salvatore. Cominciamo con la vigilia. Il preludio delle buone intenzioni. La location è casa mia. La mia casa-famiglia ha due tipologie di accoglienze: gli umani e i gatti. Ne abbiamo di quest’ultimi una grande varietà. Abbiamo il gatto a tre gambe, lo schizofrenico che si schianta contro i muri, quello dagli occhioni continuamente lacrimanti e pieni di pus. Bene. Alla vigilia di Natale, una signora viene a consegnarci i vestiario della suocera appena morta, raccolto disordinatamente in grossi sacchi neri. Ha liberato una stanza facendola passare per un opera buona. Una delle più frequenti ipocrisie. Noi sorridenti l’abbiamo accolta perchè così va fatto. Una sorta di misericordia preventiva che fa vivere il mistero dell’espiazione. Poi, una volta scaricato il campionario di stracci della povera nonna, la signora sciantosa e con una tinta ai capelli che gridava vendetta al cospetto di Dio, con gli occhi dolci, mi guarda e mi dice: “per questo Natale ho pensato a voi, ho voluto farvi un piccolo gesto…ma non ditelo a nessuno. Ho comprato delle crocchette….per voi!”. Poi mi guarda sorridente ed io un po’ inebetito non capivo come queste si potevano cucinare per le persone con le quali condivido la vita, condivido il Natale. Poi rinsavito, ho colto che le aveva comprate per i gattini. Buon Natale, maledetti felini che scroccate a tradimento. La signora se ne è andata e noi accolti i micini vicino a casa ce li siamo mangiati. Buon Natale bestiacce……Alla sera il Gran Varietà religioso: veglia di Natale. Bella…il momento in cui si celebra l’incarnazione di Dio. Peccato che a Natale si debba andare a messa 45 minuti prima. Sfilata di pellicce ( di gatto …. ?), acconciature da 45 – 65 euro, vestiario caro e vario, ed una presenza inutile, di rappresentanza della maggior parte dei partecipanti, che non vedrò più sino a Pasqua. “Non devi giudicare Michele, dai, fai il bravo…. un occasione la si dà a tutti, il dottore cerca i malati ….”. Certo mi scuso con i cosiddetti “Natalini” ( questa specie animale che diventa cristiana solo alla vigilia di Natale come un dolcetto tipico veronese che si fa solo a Natale ) per la mi arroganza, per il mio giudizio. Mi scuso veramente e sinceramente. A volte non riesco a controllare l’indignazione. Finita la serata spengo il cellulare, per sicurezza….. Al mattino lo accendo: 114 messaggi. 25 minuti per leggerli e rispondere. Va bene, ci sta anche questo. Poi inizia il tour dei parenti, baci e abbracci, Poi il tour degli amici, anche lì baci e abbracci più o meno sinceri. Colgo l’occasione per ringraziare vivamente chi mi odia, perchè a Natale è stato coerente e non mi ha fatto gli auguri. Un grazie di cuore. Finita la serata arriviamo a casa, con le mie bambine, stretti in 5 su un divanetto da tre. E lì, guardando un filmetto di Natale, penso a quando ero bambino, all’albero che faceva la mia mamma, un campionario di cattivo gusto ma fatto con il cuore. Penso al presepe con le lucette che sfavillavano nella grotta , quasi ci fosse uno sbarco alieno a Betlemme. Ricordo la messa di Natale, con i soliti, non perchè eravamo in pochi, ma perchè c’eravamo tutti…… Poi guardo le mie bambine, guardo mia moglie distrutta dalla fatica Natalizia. La guardo mentre allatta. Vedo il Natale, nella nostra piccola casa. Mia figlia che mi chiede di Gesù … “in fondo è il suo compleanno” mi rimprovera!. La più grande, l’adolescente, non contesta; ascolta e pensa esercitandosi nell’arte del silenzio. Io respiro come un bue, devo digerire il pranzo e questo fa molta atmosfera. E Sosina dorme …. come tutti gli altri giorni. Buon Natale, buon tutto a tutti. Vieni Gesù, vieni presto, non ti fermare in giro ad abbuffarti di pandoro o di panettone, dipende dalle scuole di pensiero, vieni e salvaci. Vieni, vieni presto, non farti fregare anche quest’anno da quel ciccione kitch di Babbo Natale. Vieni per restarci. Vieni presto oppure ti veniamo a prendere noi….Come diceva una vecchia pubblicità, o forse qualcos’altro: “o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”. Domani mando un po’ di crocchette a Lele Mora, crepi l’avarizia, in fondo è Natale anche per lui.

Il bilancio di una persona

Sto vivendo in questo periodo una sensazione strana. Affondo per la prima volta nell’esperienza “terribile “, soprattutto di questi tempi, del bilancio comunale di previsione. La realizzazione di un bilancio non è cosa semplice. Prima va previsto l’imprevedibile, e di questi tempi, ogni 15 giorni c’è una manovra correttiva che complica le cose, è veramente arduo trovare la cosiddetta “quadra del cerchio”. Ma non voglio assillare nessuno con le pene del giovane amministratore. Voglio compartecipare un’emozione che mi sta creando disagio. Dietro ad un bilancio ci stanno delle persone. Alcuni mi potrebbero correggere… si dice cittadini. Certo, è una sfumatura di una prospettiva. I cittadini sono comunque sempre persone. Mi stordisce l’idea che su un foglio di carta con dei capitoli e delle cifre e con un obiettivo, che è quello di ridurre il risultato finale del taglio previsto ( o imposto ), ci siano delle persone, come me i miei cari, lo sconosciuto che mi ha mandato al paese stamattina perchè andavo troppo piano con il mio furgone, la nonnina che spingeva un passeggino oggi al mercato quasi sostenendosi grazie al mezzo di locomozione del nipotino. Dietro al bilancio ci stanno i giovani che ridevano al semaforo parlando dei loro progetti, delle piccole grandi pene d’amore, con loro ci stanno i bambini che stamattina ho visto andare a scuola imbacuccati ed assonnati. Dietro al bilancio, con i suoi numeri e i suoi equilibri, sta il mio paese. Cifre e persone, numeri e vita, così diverse eppur così legate. Questo mi da alla testa. Un po’ di musica maestro.

Caro Diario……

Caro Diario

questa sera mi sto perdendo nell’inatteso e nel deludente. Guardo la tv con l’avidità di un obeso in dieta, e cerco notizie su Mario Monti. Ma chi è ‘sto Mario Monti? Il salvatore della Patria? Speriamo. Mi guardo attorno ed ho una figlia che è una donna ormai ed un’altra che ha 8 mesi. E nel frattempo cosa è successo? É venerdì sera e mi fa compagnia, alle 23.16 un bicchiere di Pampero, lo spirito di Minà, e il mia modesta tastiera, sulla quale posso recitare qualsiasi parte. Tra un po’ faccio la doccia e poi provo a morir di sonno ……..

L’insostenibile leggerezza di Silvio

In questi giorni stiamo assistendo ad una rappresentazione teatrale della cronaca italiana conforme alla tragedia greca. Il nostro eroe, tradito dalla sua schiera di ottimati, si avvia lentamente all’estremo sacrificio. Nella solitudine e nella tragicità della condizione umana. Che bello se fosse del tutto vera questa descrizione della scena. Non è così. In realtà il nostro eroe sa farcire abilmente la tragedia con la macchietta da commedia erotica degli anni 70. Ricordate Banfi, la Fenech, Alvaro Vitali. Il nostro Silvio è capace di compendiare tutte le sfumature dell’umanità nella sua persona. La tragicità personale della sua condizione, e purtroppo anche della nostra, si amalgama amabilmente con “forza gnocca” e con sbalorditive affermazioni di negazione della realtà “istituzionale”, le solite dissertazioni da “bar sport” per capirci, soprattutto in merito alla frequentazione dei ristoranti da parte degli italiani. Povero Silvio vittima della sua stessa leggerezza …. speriamo che non finisca soffocato da una grassa risata o da uno scorreggia. Siamo alle comiche finali disse un “suo” vecchio amico. E se deve cadere, speriamo non si faccia male.

Nessuna nuova, Buona nuova

Ieri sera sono stato ad un incontro sulla dottrina sociale della chiesa ed economia. La domanda che doveva dare il via alla trattazione della serata era epocale: ”L’economia centrale per l’uomo o l’uomo al centro dell’economia”. Relatori validi, capaci. Ma alla fine non ho capito una cosa…. La dottrina sociale della chiesa… Ma cosa c’entra? Questo è il punto: o si parla della dottrina della chiesa cattolica e si parte da un modello chiaro di idea di uomo e di economia o si parla di economia ricordandoci che a volte si può, se siamo nel pantano più limaccioso, invocare il cristianesimo, o meglio, qualche santo a cui votarci. Ci sono sentieri che portano per forza al guado.
La serata l’ho trovata piacevole nei contenuti, confusa nel percorso, pesante nell’analisi, avvilente nelle proposte. Certo, parlare di crisi oggi è come lamentarsi del fatto che l’acqua del mare è salata. Scontato. Ne parlano tutti. Fiumi di parole, che circostanziano, approfondiscono, diradano e confondono. Senza uno scatto, senza un briciolo di orgoglio. Ci restano soltanto i sorrisetti di Sarkosy e della Merkel. Avranno ragione…. ma siamo e rimaniamo, che ci piaccia o no, italiani e per questo meritiamo rispetto. Sto delirando……
La confusione mi sta così rimescolando che comincio ad aver tutto chiaro. Alla prossima

Confessione di un consigliere di campagna: la migrazione dei numeri

Oggi voglio parlare dei numeri. Non sono diventato Buonaiuto improvvisamente un pitagorico. No. Ma i numeri contano, e non lo dico io, lo dice la storia. Ed ogni giorno che passa questa asserzione assume un sempre maggiore valore assoluto. Perché mi chiederete? Semplice, perché come consigliere di campagna mi rendo conto, ogni giorno, che nonostante mi voglia occupare di piccole cose, delle varie ed eventuali per dirla in sintesi, il mondo della politica mi sovrasta ed inquieta. Mi chiede “conto”. Come accade ciò ? Forse la crisi e i suoi nefasti presagi….? No. Berlusconi e la sua deriva politico-morale? Acqua! Il dito medio di Bossi? Acqua ancora. L’opposizione che razzola nelle proprie idee e nel momento di esprimerle, l’unica cosa che sa dire è “ Berlusconi si deve dimettere ”? Nemmeno questo. I privilegi della casta, il Trota, la Minetti, il figlio di Tonino ….. questo mi spaventa? No, neppure questo. Ciò che mi spaventa veramente sono i numeri e la loro migrazione. Il conto delle cose, i voti in poche parole…..che alla fine , sono numeri. Adesso potremmo tutti accusare l’attuale legge elettorale della deriva dei numeri. Ci sta. Rimane comunque il fatto che anche fosse tutto diverso, ci fosse un’altra legge elettorale… se tutto potesse essere cambiato… nonostante tutto questo … sono i numeri a fare la differenza. É una legge naturale. E come molte cose partorite dalla natura è di una crudeltà non comprensibile all’uomo. Cosa c’entra…? Mi chiedete cosa c’entra? Procediamo con ordine. Dietro un numero, in politica, in parlamento, ci sta una persona. Questo numero è “l’espressione” di molti altri numeri che sommandosi, per tutta una serie di calcoli, vengono unificati in una unità. Ovvio… Ma se la democrazia la vogliamo fondare sull’etica, dobbiamo però accettare che tutto passi però dalla matematica. Eticamente parlando, un “valore”, come l’onestà, la trasparenza, la partecipazione, la vita, la famiglia, etc… deve avere una sua corrispondenza in numeri. Quindi non esistono valori che possano valere al di là dei loro “numeri”. Se il mio rappresentante è una persona eticamente straordinaria, questo non significa che possa numericamente contare di più. I numeri livellano l’etica. Eccoci al punto ….. Uno Scilipoti, in una democrazia, al momento del voto, conta con un De Gasperi. L’ho detta e adesso posso essere lapidato serenamente. Quando questa frase ha preso corpo in me ho avuto un brivido di orrore… non per l’associazione dei politici. Perché tale affermazione mi si è depositata dentro con quel contorno da “ verità assoluta” che non ha permesso alla mia coscienza di ribattere nulla al mio raziocinio. La cosa ancor più terribile di questa mia elucubrazione è un’altra però: i numeri migrano; contrariamente alla matematica, nella fase precedente al conteggio, indipendentemente dalla loro determinazione, possono migrare. Non sono come in matematica, che i numeri sono fissi e comunque quadrano. Se un “numero” mi rappresenta un’area etica, questo non significa che non possa rappresentarne anche altre. Quindi la loro collocazione gruppale, determinata con criteri etici, ideologici e di natura non razionale o meglio, dalla politica, poi può essere condizionata, da criteri non etici. Quindi …. siamo in balia. Possiamo venire governati dal caso. Qual’è l’unico dato certo: la quantità dei numeri. Se un’idea ha i numeri, passa. Se Berlusconi Silvio ha la maggioranza dei numeri dalla sua, il suo gruppo di numeri è maggiore di quello dell’opposizione, Silvio Berlusconi deve e può governare. Una persona non può piacere, essere detestabile, ma con i numeri può governare. Ma questa regola ha delle falle. Se 200 000 persone indignate e pacifiche fanno una manifestazione a Roma passano in secondo piano rispetto a 300 coglioni che distruggono tutto. Ergo che la matematica vale nei conteggi e non nelle manifestazioni di pensiero. La matematica è un dato quantitativo, non etico, mentre il pensiero è un dato qualitativo, quindi etico. Quindi la politica è matematica, mentre la democrazia è tragicamente imperfetta. Ribadisco che in questo mio strampalato pensiero c’è un non senso terribilmente chiaro, matematico. Ma eticamente senza senso. Visto che do i numeri…. vi lascio ad un mio modello, un assessore vero, che con i numeri ci sa fare. Ci sa fare anche con il pensiero. Alla prossima

Vallorz la pittura e il tatto

Ho visitato per caso una mostra di Paolo Vallorz. Per caso non del tutto. Alla fine del mio solitario pellegrinaggio nei saloni del Mart, mi sono reso conto che la mia “natura” ha sentito il richiamo dell’arte “terrena”, dell’arte “Naturale”. Diciamo che ero al Mart per i capolavori impressionisti e post-impressionisti provenienti dal Musée d’Orsay e per decidere qualcosa in merito alla mia tesi di laurea e vagando mi sono imbattuto in questo pittore che ha la stessa età di mio padre. Un incontro molto fecondo, per la mia visone dell’arte e per il mio rapporto con la flora, la fauna e il paesaggio che maturando si è addomesticato. La sua è un’arte che si tocca. É corteccia dipinta che sfrega; capezzoli femminili turgidi che lambiscono la pelle; le setole del maiale graffiano l’apparato sensibile. I suoi quadri, la sua stesura, hanno il senso del tatto. Le sue immagini non si vedono, ti toccano e sembra di sentirne la scorza, la durezza, la consistenza. Un segno che si perde in continuazione nella memoria e si ritrova nell’orma che la natura ha lasciato nel nostro vissuto. La sensazione che si prova osservando il tratto denso di Vallorz è come se osservassimo ogni mattina i nostri ricordi in uno specchio lattiginoso. Mi hanno colpito molto gli alberi e i busti femminili. Sono temi che si rincorrono. La nervosità insieme alla dolcezza delle curve, una vitalità robusta e matura in ogni caso. Merita una visita. La donazione Vallorz al Mart dal 02 luglio 2011 al 13 novembre 2011.

Siate affamati, siate folli …l’eredità di Steve Jobs

Tutti hanno scritto qualcosa su Steve Jobs. Lo faccio anch’io, con il pudore che si dovrebbe avere davanti alla grandezza, alla magnanimità di una vita. Scrivo di Steve Jobs non perché sono un cliente Apple, non me lo posso permettere, ma perché sono un profondono culture delle morte e la rispetto. Jobs è sto un uomo rinascimentale, una persona che con le sue idee ha rivoluzionato il mondo, lo ha reso migliore. La sua presenza composta, minimalista, libera da ogni orpello del successo, è stata un’icona della sua grandezza interiore e della sua visone del mondo. Tutti lo condividiamo. Memorabile il suo discorso a Stanford nel 2005: “ Siate affamati, siate folli”. Lo spessore della sua figura riguarda anche la sua morte. Non perché abbia fatto una morte eroica. No! Perché la sua vita è stata tutta una sublimazione della grandezza e la sua morte è stata un monito alla piccolezza del nostro essere umani. Grandezza e fragilità., insieme, sintetizzate mirabilmente nella vicenda umana di Steve Jobs. La sua vita è stata l’esempio di come osando, mettendosi in gioco, cercando veramente di fare ciò che le nostre aspirazioni ci portano a fare, si possa realizzare ciò che si sogna. La sua esperienza terrena ci sprona ad unire i puntini e a constatare quanto dietro ad una grande impresa ci sia un disegno d’amore.
La sua morte, prematura e annunciata da tempo, ci ricorda invece che siamo di passaggio: per questo occorre vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Questo è un ottimo motivo per fare ciò che ci piace. La morte, evocata nel discorso del 2005, ci rammenta l’ovvietà più lampante: che siamo nudi e che non abbiamo altro se non questa parentesi, chiamata vita, per realizzare i nostri sogni, per essere felici.
Che dire di più. Il suo essere “differente” non merita logorroiche orazioni. Vi lascio il suo discorso, un’eredità per il genere umano. Think different …. siate folli, siate affamati.

la Pace raccontata a mia figlia

Dedicato a chi ha marciato da Perugia ad Assisi.
Qualche sera fa, la mia piccola, che mi affianca sul divanone di casa, mi chiede con il candore tagliente dei suoi otto anni: “Papà ma perché marciare per la Pace, che cos’è la Pace”.

Con la svogliatezza della stanchezza gli racconto una favola:
“la Pace, bambina mia, è figlia del Perdono e della Giustizia, nasce dalla mente come “desiderio”, vive e cresce nel cuore come “necessità”.
La Pace è una favola dove “…e il vissero felici e contenti” non è mai scontato e dipende da chi questa favola l’ascolta.
La Pace è fragile come un bicchiere di vetro e può resistere agli urti solo se pieno.
La Pace non ha bisogno di difensori ma di costruttori.
L’unica rivoluzione che può garantire la Pace è quella interiore, quella che facciamo partendo da noi.
La Pace ha sempre dei costi altissimi, bambina mia, ma è un investimento che devi fare per i tuoi figli.
La Pace marcia con le gambe degli uomini, pensa con la testa degli uomini, diventa più forte con il sacrificio dei martiri.
Se la Pace fosse un oggetto, piccola mia, sarebbe una Croce e se avesse una sorella gemella si chiamerebbe Speranza.
La Pace è un’idiozia utile che non va capita ma vissuta.
Non esiste mai una guerra giusta mentre esiste solo una Pace figlia della Giustizia.
La Pace non ha religione, partito, tempo, bandiera o nazione: è un filo che lega tutti gli uomini.
La Pace è il mondo visto con l’occhio dei poveri, degli oppressi, degli ultimi”

A questo punto la mia piccola si addormenta … speriamo che la Pace non rimanga un sogno. Buona notte cucciola.