Tristezza

di michelecasella

Oggi parliamo della tristezza. Lo facciamo non perché da tempo piove a dirotto, il cielo è grigio (plumbeo per i letterati nostalgici), ma perché si sono concentrate tante cattive idee sulla tristezza, sulla tristezza di cui vi voglio parlare. Certo, oggi mi assumo l’onere di portare su questa pagina web l’elogio della tristezza, l’encomio al sentimento che più di ogni altro ci fa navigare, come naufraghi tra la malinconia e la poesia, tra l’orribile e il sublime. Inizio con un affermazione che ha il sapore dell’assoluto. La tristezza è l’anticamera spoglia dell’introspezione, quella vera, quella che fa ribaltare le pupille e ci fa vedere l’universo che custodiamo dentro, anzi che spesso trascuriamo volutamente per crearci l’angolo dei nascondigli, la casetta sull’albero, la zona invalicabile del nostro pensiero. L’ordine è per la serenità, per la gioia c’è lo scatto e la frenesia, per la tristezza esiste il caos, calmo, soporifero, pieno di particolari.
E se fosse qui la tristezza, ora io sarei felice. Non confondetemi e non confondetevi. La tristezza che miseramente sto tratteggiando con le parole, è una dimensione di elevazione, di trasmigrazione tra il piatto e l’acuto, tra lo scontato e l’inatteso. Detto questo stendo un breve decalogo non per i tristi ma per i cultori della tristezza. Un decalogo che certifica la vera tristezza dalle contraffazioni.
La tristezza va goduta da soli, quindi non va spiegata e condivisa.
La tristezza sopravvive grazie alla pioggia. È una creatura d’acqua. È un fatto naturale che non si può spiegare. Lo si può solo accettare.
La tristezza è un momento di poesia che ci strappa dall’ordinario, ci deve condurre ad uno stato di piacevole rassegnazione ed immobilità, ad un rilassamento dell’anima nell’incantevole.
La tristezza può far piangere ma mai disperare.
La tristezza ti fa un po’ morire ma per poi farti vivere: è una rigenerazione.
La tristezza è l’ancella che accompagna alla liberazione dalle zavorre dell’organizzazione.
La tristezza è un vento che fa freddo, ma ridesta, rilancia, fa venir la pelle d’oca, ma nell’intimo emoziona.
La tristezza non si programma, arriva da sola, come l’ispirazione.
La tristezza è una malattia lenta che non porta alla morte. Conduce ad uno stato di verità e schiettezza con il proprio io. La tristezza fa del male nella misura in cui siamo lontani da noi stessi, dai nostri sogni e dal nostro io, quello vero, quello grande che vuole volare in alto.
La tristezza ha una voce roca, che si distingue, che si fissa nella mente, che fa calare il buio su quello che non conta e ti fa restare in piedi a guardare senza spiegazioni.
A tutti gli amici tristemente felici e fieri dedico, per questa volta, una canzone: una breve ma grande canzoni di Ornella Vanoni. A presto
Ornella Vanoni – Tristezza