Quando penso a questa parola, progresso, ho sempre un fremito di sospetto misto rispetto. I falsi miti nati da questo concetto pregnante, che è un must oggi per sentirsi moderni, ha un doppio taglio, svariati rischi che stanno spopolando. I suoi figli sono più popolari e pericolosi del padre. Il danno pendente di questo stato di cose è che si perda l’orientamento, non tra il giusto e lo sbagliato, ma tra il conveniente e l’inutile. Ecco il progresso è tutto in questa sintesi: cosa è veramente utile? In questa serata in cui dovrei essere stato presente in molti incontri importanti, ho deciso di dedicarmi ai miei figli. Da quando abbiamo abolito la tv, le bambine si divertono con altro ed io pure. Questa sera mi sono imbattuto in un pamphlet, residuato bellico dei miei studi universitari, che nella luce soffusa che avvolge il mio divano, questa sera ha assunto connotati nuovi. Si tratta di Artaud e il suo “Il suicidato della società”. Opera che ha fatto da filo conduttore ad un interessante mostra al museo d’Orsay. Particolarmente interessante, nel testo di Arthaud che rivaluta l’opera e l’estetica di Van Gogh, è il concetto di deflagrazione, fenomeno quest’ultimo a cui la società si sottopone non accettando le diversità psichiche, stigmatizzandole. La deflagrazione si innesca con l’incapacità di cogliere l’unicità della pazzia. Interessante teoria di quanto l’anormalità sia collante per la società. Un giorno mi prenderò il lusso di lasciarmi andare, del far esplodere la pazzia e i suoi frutti inibitori della distruzione. Progresso e deflagrazione. La non normalità è progresso, la paura e la normalità distruzione. Teorema interessante. Pronti per il sonno. Van Gogh e il suo ritratto, graficamente il progresso del colore, umanamente la deflagrazione della figura.

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