michele casella

Diario minimo

Una frase vera

<< A volte quando inizio una nuova storia e non riesco ad andare avanti, mi siedo di fronte al camino e inizio a schiacciare la buccia di alcune piccole arance verso gli angoli delle fiamme e osservo gli zampilli blu che si creano. Mi alzo e guardo fuori verso i tetti di Parigi e penso, “Non preoccuparti. Hai sempre scritto in passato e scriverai ora. Tutto ciò che devi fare è scrivere una sola frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci.” Così finalmente scrivo una frase vera, e parto da là. Era facile perché c’era sempre una frase vera che conoscevo o che avevo sentito dire da qualcuno. Quando mi accorgevo che stavo scrivendo in maniera elaborata, o come qualcuno che introduce un tema o presenta qualcosa, mi fermavo e tagliavo la tiritera, buttavo via e ricominciavo dalla prima vera semplice frase dichiarativa che avevo scritto. >>

Questo consiglio viene da Ernest Hemingway, uno scrittore. Da tempo sono preso dalla febbrile necessità di scrivere. Prima poesie, poi un romanzo, poi un diario, alla fine delle lettere, un blog… qualsiasi cosa, purché nasca dalla mia testa ed io stesso ne sia l’ostetrico.

Ma solo oggi, tra il mare di finzioni che partorisco, nelle descrizioni verosimili o drammatiche che faccio di ciò che vivo, mi pongo questà domanda:”ma le mie, sono frasi vere?”. Uno se lo deve chiedere, altrimenti c’è il rischio di imbrattare carta e perdere tempo, da dedicare a cose importanti, come l’amore, il calcio o la lettura. Mi darò la risposta quando la pioggia scemerà un poco e non potrò più mentire  a nessuno.

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Masturbazioni spirituali.

Alcune affermazioni sono segnali di vita oltre il confine. Per motivi vari lo sono: chi le fa e come vengono al mondo. La nascita delle parole che segnano è sempre accompagnata da segnali celesti che si aggrumano in spazi domestici, dall’inatteso, da qualche profumo speciale o da voli di farfalle gialle, come accadeva al povero Mauricio Babilonia. Questa volta l’impronta lasciata ha la fragranza del gelsomino a maggio. Un profumo che riempie la casa. Un sapore buono, di primavera matura.
“Mi sto masturbando spiritualmente”.
“Cioè scusa?”.
“Hai presente quando cerchi una finestra per prendere un po’ d’aria, vedere il cielo e volare via…?”.
“Si. È un’immagine chiara….”.
“Ecco, io sto facendo questo in una cantina e mi ostino a voler decollare, ma ogni finestra è interrata.”.
“Ahhh…”.
“La ricerca spirituale è questo aprire la finestra, giusta o meno, per cercare la luce da cui spiccare il volo. Ma ostinarsi a farlo in cantina diventa un piacere, se si può definire così, fine a se stesso, stantio, che da noia.”.
“Chiaro!”.
Queste conversazioni, trasfigurati dalla fatica sulle poltrone Ikea consunte da anni di Tv, sono paragonabili alle giornate di sole tiepido dopo anni di pioggia e fango.
Dedico a questa illuminazione, un volo spirituale, un’opera d’arte stupenda, il colloquio magnifico della creatura con il suo creatore, il librarsi lento e svolazzante dello spirito, l’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini.

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