michele casella

Diario minimo

Categoria: #attualità

Mantra omofobico

Non voglio parlare delle persone omosessuali e della loro sacrosanta libertà di far quel che vogliono in camera da letto.
Non vorrei parlare della famiglia, progettata dalla Natura, che l’uomo vuole distruggere, vuole manipolare, vuole piegare.
Non voglio parlare della polemica che frulla l’ordine e libertà individuale, amo troppo la pasta per non mangiarne.
Non voglio parlare delle fobie mie ed altrui, non è più tempo di confronti.
Non voglio parlare delle verità supposte che alla fine sono solo opinioni, e della lesa maestà al “Pensiero Unico”.
Non voglio parlare di chi é uomo solo quando é “social”.
Non voglio parlare della confusione che si fa quando scarseggiano gli argomenti.
Non voglio parlare della pubblicità gratuita che tutto questo ha portato, per non urtare la sensibilità di chi la pubblicità se la paga.
Non voglio parlare della coerenza, che senza l’innesto della vita è solo una parola, un rutto che collega uno spritz all’altro.
Voglio invece parlare di una coppia di fatto che deve governare l’Italia, ma non è facile, non si può andare “contro natura”,
Vorrei parlare di un vecchio avido inseguito dalle sue colpe, che nel tentativo di distruggerle, affonda il paese,
Vorrei parlare di Matteo che i crede troppo, di Enrico che dovrebbe crederci di più, di Silvio, che purtroppo ci crede ancora, dell’Italia che non crede più a nulla.
Vorrei parlare dei traditori e dei responsabili, dei falchi e delle colombe, di chi sorride e di chi si incazza, delle divisioni di un paese che sta morendo.
Vorrei parlare del lavoro, che non è più un diritto, di futuro, solo un’incognita, di speranza, una parola oggi fuori moda.
Vorrei parlare delle idee, quelle che lasciano trasparire le persone, la loro vita, i perché e non della banalità di un pregiudizio,
Vorrei parlare con Dio, ma non ci sente da tempo e non mi ha neppure mandato una cartolina.
Vorrei parlare di tutto questo, ma ho sonno, sono le quattro ed ho un po’ di veleno. Mi affido a Gaber e spero di sognare.

La differenza tra sesso a pagamento e il sesso che “appaga”

Gentili amici oggi affrontiamo un argomento delicato. Non perché tocchi le parti più intime della nostra persona , ma per alcuni retaggi di una cultura maschilistica e banale che difficilmente si debellano. Da giorni si parla sui media della questione prostituzione. La sequenza dei titoli, che fanno emergere chiaramente come si vuole presentare il problema alla massa, dà un messaggio che è come al solito estremamente riduttivo: ripulire le strade, aprire i quartieri a luci rosse, legalizzare la prostituzione per annientare il racket. Ogni tanto si lambisce il tema della schiavitù senza troppa foga. Si sa, concentrarsi troppo sull’umano, al giorno d’oggi, potrebbe distogliere dalle cose veramente importanti. Provo a proporre ora una mia particolare prospettiva nell’affrontare il problema. Lo faccio partendo dal sesso e concludendo sempre con lui, cioè il sesso. La sessualità è l’esperienza magnifica e fondamentale che vive un uomo e un donna tra diversità e complementarietà. Quindi nessuna esternazione moralistica sulla continenza come unica via virtuosa. Chi propone l’astinenza lo fa non perché abbia timore della potenza vitale della sessualità ( almeno me lo auguro ), ma perchè ne conosce l’importanza e quindi la necessità che essa si esprima pienamente nella relazione. L’amore tra uomo e donna non può ridursi ad un evento meccanico, cioè all’incontro genitale. La relazione sessuale ha bisogno, per esprimersi, della donazione totale, della conoscenza che parte dall’attesa dell’altro, della conoscenza profonda che accetta il dialogo come arricchimento reciproco e non cerca esclusivamente la soddisfazione personale. Solo così il piacere è totale, rigenerativo e fecondo, sia in senso procreativo che in senso unitivo. Fatto la premessa parliamo del sesso legato alla prostituzione. Alcuni affermano che il sesso a pagamento è l’incontro tra la libertà di una donna di disporre del proprio corpo e della libertà del maschio di “comprare” quel corpo per un momento. Affermazione che commercialmente non ha nulla di sbagliato. Umanamente però va a demolire tutta la ricchezza coniugale e quindi va a privare la società del bene e dei doni che la coniugalità può garantire. Se la sessualità diventa l’incontro tra due bisogni fisici, la relazione può andare a ”a farsi fottere”( per restare in tema ). Ma siamo certi che si tratti dell’unione tra due libertà oppure si tratta dell’incontro tra due schiavitù? Sì, proprio così, due schiavitù: la schiavitù del maschio verso il proprio pene e nei confronti della propria incapacità a conquistare una donna con il proprio mettersi in gioco e la schiavitù di una donna che è stata resa prostituta dalla propria storia e dagli uomini che ha incontrato. Dunque, la mia posizione è netta. Il commercio di sesso ( la prostituzione ) è l’incontro tra due schiavitù. Mi si può dire che comunque è un fatto personale riconducibile alla libertà individuale. Va bene, lo posso accettare. Ma se nel caso delle donne non ci fosse una libera scelta? Se ci fosse la costrizione, la schiavitù, la vendita, in poche parole il commercio di carne umana? In questo caso cosa si fa? Per garantire la soddisfazione del mercato degli istinti maschili siamo disposti a permettere la schiavitù? Su questa domanda ci giochiamo la nostra civiltà. Se non si può garantire in assoluto che nessuna donna verrà schiavizzata ed usata come un oggetto per la soddisfazione dei maschi, penso che il problema della riapertura delle case chiuse sia già risolto. Le case che sono state chiuse per civiltà, per civiltà chiuse devono rimanere. E ai maschi che non vogliono e non sanno conquistare una donna corteggiandola e si riducono a comprarne il corpo, consiglio i vecchi metodi dell’autoerotismo, gratuiti, indolore e senza complicazioni sociali. A chi in assoluto non è d’accordo a tutto quello scritto sino a questo punto, faccio un’altra osservazione. Se le donne che si autodeterminano, facendo una scelta professionale chiara, cioè quella dell’operatrice del sesso, lo hanno sempre fatto e lo faranno ancora, nella propria casa gestendo in proprio la propria impresa, perchè c’è bisogno di istituzionalizzare la prostituzione come servizio alla collettività? Qui tocchiamo un ‘altro punto, forse il più delicato e dal mio punto di vista, il più trainante: il mercato. Esattamente. È un problema di mercato. Infatti le escort, le prostitute di classe, che lavorano in proprio, quelle brave e pulite, sono giustamente care. Dico giustamente “care”, perché in un’economia di mercato la qualità si paga. Quindi tutta la questione la possiamo ricondurre a questo. Potrà sembrare un atto eccessivo di semplificazione, una forzatura. Ma credo che sia una prospettiva mai sufficientemente presa in considerazione quella del mercato. Dunque facciamo un paragone facendo un parallelismo, mettendo una accanto all’altra la carne e la prostituzione: abbiamo le gastronomie di pregio, la grande distribuzione e i discount. Ma se i consumatori possono accedere alla carne spendendo comunque meno chi ci garantisce che non venga fatto? E su questo ci giochiamo la nostra civiltà, perché non è un problema di morale e di ordine pubblico, ma umanitario. Chi riuscirà a garantire che nessuna donna verrà venduta e consumata come carne, con la violenza e la costrizione, questo qualcuno potrà parlare della possibilità per un uomo ed una donna di incontrarsi intimamente su corrispettivo. Rimane da affrontare con i legislatori il problema dei consumatori. La prostituzione è l’unica piaga sociale in cui il consumatore e quindi colui che alimenta il mercato, non viene perseguito. È più semplice perseguire un tossico o un ubriacone. La persona distinta che ogni tanto consuma per divagare è meglio lasciarla stare. Sono affari suoi, si dice. E in più è un elettore se non un legislatore. È tra lupi non ci scanna mai. Il sesso a pagamento, non appaga la persona in cerca d’amore, ma paga chi ha in mano il mercato e molto bene. 
Vi consiglio un film “Via da Las Vegas”. Non servono commenti. Alla prossima
La locandina del film