Un prete soltanto
P { margin-bottom: 0.21cm; }
P { margin-bottom: 0.21cm; }
I segni dei tempi. Mentre la storia sta servendoci una cena improvvisata a base di riso bollito, facendocela passare per buona, mi sono imbattuto, qualche giorno fa, in una serata frugale ma di qualità, con un carnet di vini stimolante. Pur nell’incetta di cambiamenti epocali nel modo di comunicare e di concepire la “cosa pubblica”, nel dibattere e nel dibattersi nel sacco, qualcuno fa ancora delle proposte per riflettere senza essere travolti dai rutti dei depositari della verità maldigerite . Fa riflettere che questa leccornia condita di pacatezza mi sia stata servita nella settimana in cui è tornato al Creatore l’uomo simbolo della Prima Repubblica e della DC, della diplomazia e del governo, della realpolitik che piaccia o no. Segni tempi…forse. Nulla di paranormale comunque, anzi, la straordinarietà sta nell’aver vissuto un’esperienza molto normale. Ho partecipato come spettatore ad un incontro pubblico in cui la politica è stata pensata, comunicata, elaborata e tessuta non da politici, ma da tutto il resto del mondo. Vi condivido alcune piacevoli sensazioni. La prima è stata il taglio dato alla serata. Nessuna contrapposizione di modelli ideologici ( per chi non se ne fosse accorto le ideologie sono in uno stato vegetativo oramai irreversibile, desuete come l’ammazza caffè del dopo cena al giorno d’oggi ), ma idee differenti a confronto, in parte complementari, in parte divergenti, ma in salsa sinfonica. Si, eccola qua la novità che mi ha deliziato. La finestra che mi ha donato una prospettiva scordata, la cucina creativa della mamma, sempre se stessa e sempre la migliore. Le idee devono essere diverse per completarsi a vicenda e raffinarsi, ma necessita inevitabilmente il mantenimento di un canale per confondersi ( nel senso più alto e liquido che si possa dare al termine ). Serve la sinfonia.
Penso, e non sono i postumi di una digestione concettuale difficile, che non dobbiamo attendere una rivoluzione “politica”, ma antropologica. Scannarci sulla politica italiana senza partire dagli italiani è un gioco inutile, come andare a ristorante nel giorno di chiusura.
Certo, perché il mondo delle esperienze e delle idee che si confronta senza supposizioni e velleità elitaristiche, può avviarci alla stesura di un’opera sinfonica reale, in cui l’economia, l’amministrazione, la cultura è di “comunità” ed è un bene comune. Potremmo così riuscire a far diventare l’Italia ciò che è parsa ultimamente, traghettandola dallo status in cui versa, cioè di un’opera “incompiuta”, alla compiutezza di uno stato moderno.
Una rivoluzione antropologica, un po’ demodé, un po’ pasoliniana ( quanto ho amato in gioventù Pier Paolo ) se si vuole forzare l’idea, ma obbligatoria per passare dalla massa italiana al popolo italiano.
Urge, con una veste comoda, più matura, un vestito nuovo, tra classico e tendenza. Una novità nella pacificazione con la nostra storia, il tutto condito dalla consapevolezza che i nostri politici sono espressione di ciò che siamo tutti, un po’ ruffiani, un po’patriottici, un po’ cialtroni e creativi, un po’ opportunisti e un po’ generosi, un po’ populisti ed un po’ radical chic, un po’tutto insomma.
La serata è stata piacevole, grazie agli amici dell’Associazione Protagonisti per il Domani ( www.protagonistiperildomani.it ), anche per l’approccio sincronico alla realtà. Si è trattato l’argomento spinoso dell’occupazione, della mancanza del lavoro. Tutti con il proprio punto di vista specifico, hanno proposto una chiave di lettura per digerire meglio gli altri.
Spesso ci impantaniamo nei confronti e nei dibattiti, per colpa della diacronia, del vedere cioè un aspetto singolo nella sua evoluzione storica e non nella sua manifestazione contestuale, nel qui e ora. Se durante la serata mi avessero raccontato del perché siamo arrivati a questo punto, giuro non lo avrei digerito. Basta con le analisi conservative e piagnucolose, ma osiamo raccontare le strade per creare un futuro da protagonisti.
Le serate avranno un seguito e porterò anche la mia piccola esperienza. Per chi fosse interessato, vi tengo aggiornati.
Primo: Al peggio non ce mai fine, ma con un aiutino, si possono fare veramente miracoli. Secondo: Nei momenti difficili, una barzelletta può dare una svolta importante allo spread. Terzo: I comici dovranno pur lavorare… eravamo ad un punto morto della creatività nazional-popolare. Altra disoccupazione non ce la possiamo permettere. Quarto: La Bocassini mi sta antipatica, mi ricorda la mia insegnante d’inglese che il lunedì mattina alla prima ora sistematicamente mi interrogava. Quinto: La coerenza è un lusso che si può permettere solo la povera gente Sesto: Alfano ha scoperto la sua vera vocazione: scodinzolare …. e Silvio lo ha addestrato bene.
Settimo: L’Italia è come il Milan, vince se Silvio visita gli spogliatoi…. ergo, ci fa visita quando siamo in mutande….. Ottavo: diciamocelo…la Merkel è indigesta a tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo….e ce l’ha proprio con Silvio, che è così buono. Nono: L’esperienza ha la sua importanza, a questo punto una candidatura per Andreotti mi sembra imprescindibile Decimo: Per disperazione ci si può fare anche una risata….ma se sei a zonzo nella merda, non puoi che affidarti ad uno …….Per lo meno conosce la materia. Au revor ………
É capitato anche a me. Pensavo di esserne immune. Invece mi ha preso di sorpresa come un ladro nel proprio salotto nel cuore della notte. E tu non hai smentito nulla. Il tuo silenzio é stata un’ammissione di colpa. Una sfinge di imbarazzo e cordoglio, con il rigore di un ragioniere ma con il decoro del Nobel. Ed io ho appreso inerme e felice che il male di vivere mi ha sorvolato senza lasciare devastazione apparente. Fissando il mare increspato, di latta tinta e lucente, immerso nell’attesa della cena, attendo una smentita credibile, tra i bagnini operosi, balli di gruppo e la romagnola frenesia di morire godendo. Bandiera bianca piana e distesa, ambulanti abusivi e l’astuzia del meretricio si affollano attorno ai vacanzieri, é il segno della resa, ed io sereno per la notizia, paziente ed arrostito, attendo altre occasioni, tra mulinelli della sera portatori di sventura e la Bufera minacciata che ha riparato altrove. Ti guardo, e non temi piú neppure per la tua credibilità vacillante. Per questo ti stimo e un po’ ti invidio.
