michele casella

Diario minimo

I giovani

La cosa che mi fa più sperare in merito al nostro futuro sono i giovani. Frase fatta direte. Può essere! Ma li sto osservando interrogarsi sul bene del loro paese. stanno elaborando proposte concrete e opportune. Il nostro futuro non è grigio. Mi sta venendo un’idea pazzesca… prima di “spararla” ci voglio pensare bene. Io Credo in Noi.

la gente

Cari amici, la cosa migliore che mi resterà di questa campagna elettorale sicuramente saranno gli incontri. Non quelli istituzionali od elettorali. Mi riferisco a quelli con le persone. Fantastici. Veramente fantastici. Ad oggi, vista da fuori la mia esperienza personale può essere paragonata ad un magma incandescente di critiche, spunti, stimoli, proposte intelligenti, alcune geniali. La gente è fantastica. Può dare l’impressione di essere impantanata nella mediocrità; poi, con un colpo di coda, ti stupisce. La gente, che risorsa. È un pensiero così, buttato di getto. Ma nasce dal profondo.

Sulla via dei miei maestri

« Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa ‘brutta’! No: l’impegno politico -cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico- è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità. » (Da La nostra vocazione sociale. Giorgio La Pira) IO CREDO IN NOI. 

amenità pasquali

 

Da tempo tra i componenti della mia famiglia circola la leggenda del rito celtico della rottura della uova. Una tradizione antichissima che affonda le sue radici nella religiosità celtica e nella potenza magica dei Druidi, i sacerdoti che praticavano la letture delle viscere animali e quant’altro. La tradizione per una serie di motivi inimmaginabili è giunta sino a noi, qui nell’antica Gallia Cisalpina e ve la ripropongo nella sua crudezza e nell’efferatezza del rito. Buona Pasqua.

testimonianza semiseria in merito alla mia candidatura alle amministrative

Voglio condividervi questo filmato che alcuni amici hanno realizzato in merito alla mia candidatura. Saper ridere di se stessi è il miglior modo per non smettere mai di sorridere. Buona vita a tutti. Io Credo in Noi.

novità nella sezione famiglia

Ho pubblicato un video che riguarda la mia famiglia e il progetto che mi ha “accolto”. Per ulteriori informazioni vi consiglio un sito: http://www.apg23.org.
Per chiarimenti scrivetemi. Ciao

La passione che sta alla base delle scelte

Cari amici … eccomi qua. Siamo in ballo. È stata ufficializzata la mia candidatura alle prossime amministrative. Non vi nascondo che molti mi hanno fermato, mi hanno chiesto il perché abbia accettato di “buttarmi” in politica. Non è semplice da spiegare. È stato un lungo parto ma alla fine è nata! Che cosa vi chiederete? Semplice, la chiarezza che per vivere a pieno quello che vivo nella mia vita quotidiana, devo pensare ad una condivisione nella vita politica. Non serve a nulla avere le mani pulite per tenerle in tasca. E non è giusto criticare il mondo della politica e poi restarne fuori … per comodità. So bene che molti non sono d’accordo con la mia scelta … e li rispetto. Ma che posso fare? Vanno fatte delle scelte. Molti mi appoggiano e mi incoraggiano. Sarà dura, come lo è sempre “facendo le cose”. Come lo è quando si fanno delle scelte per passione. Molti mi rimproverano che “ora rovinano anche te…”. L’essere rovinati o meno non dipende dalla politica ma dalla scelta delle persone. E il mio sguardo è fisso sulle persone che mi hanno portato a questo. Le persone sono il motivo della mia scelta. Ma sull’argomento da qui al 15 maggio torneremo spesso …. A dopo.

Contro una società di somari

La politica non c’entra. Nulla assolutamente. Ora che il decreto Gelmini è passato al Senato posso, alla luce della mia coscienza e della convenienza, esporre un pensiero sulla spinosa questione della riforma della scuola italiana. Ma prima d’iniziare ribadisco con forza che la politica non c’entra, la questione forse è servita per riattizzare la querelle politica. Ma con questo scritto la politica dei partiti non ha nulla a che vedere.
La riforma prevede il famigerato maestro unico. Una figura romantica sicuramente. Molti di noi hanno iniziato la loro carriera scolastica con questa figura che spesso incarnava più il pedagogo di stampo attico ( il maestro di vita ) che il semplice docente. Sicuramente per molti la figura del maestro unico è stata tra le più significative della propria esistenza. Mel mio caso la mia maestra fu il primo amore. Quindi nessuna opposizione aprioristica alla riforma. Poi leggendo attentamente il decreto ci si accorge che le classi non potranno avere una composizione inferiore ai 25 studenti. Cioè 25 alunni minimo ed un solo maestro? Poi addirittura meno ore per ogni maestro … Si insinua il dubbio che la scelta del maestro unico non sia stata mossa da istanze educative, ma da necessità di bilancio. Che tutto il decreto sia un’operazione di alleggerimento delle spese. Questo a discapito di chi? Ovviamente dei più deboli, cioè i bambini. È inconcepibile immaginare una classe con magari una trentina di bambini, considerando quanto sono svegli i bambini oggi, di varie nazionalità e quindi con una padronanza linguistica diversificata, con un solo maestro. Il maestro diverrebbe un presidio disarmato che si oppone alla complessità sociale, alle difficoltà di integrazione, che tenta di arginare la fragilità di cui i nostri piccoli, oggi, sono invasi. Questo modello rischia di diventare un’esperienza che brevemente porterà ad una scuola incapace di formare alla vita. Non per demerito degli insegnanti, a cui va tutta la mia personale stima, ma per l’impossibilità che si viene a creare per decreto legge ( sa tanto di decreto regio …) di accompagnare e di seguire in modo individualizzato il bambino. Arriveremo ad una scuola che riuscirà a formare quei bambini con una marcia in più, quei piccoli con delle famiglie che possono dedicarsi massicciamente alla formazione intellettuale ed umana dei propri figli. Lo so! Tutte le famiglie lo dovrebbero fare ma sappiamo bene che in realtà le famiglie spesso hanno delle difficoltà a stare in piedi e ad affrontare il quotidiano. Tranne le famiglie ricche che si avvalgono delle scuole a pagamento, di straordinaria qualità. Una scuola dunque che consegnerà alla società dei bambini pronti ad intraprendere la splendida avventura della crescita, ed altri invece che avranno accumulato molti fallimenti, la consapevolezza di non farcela, di non essere all’altezza. Di essere dei somari. La scuola che dovrebbe essere l’esperienza dell’inclusione diventa così la fabbrica dell’esclusione. Sarebbe stato utile al ministro Gelmini passare qualche giorno con i bambini che pagano di persona, e non per responsabilità propria, l’essere nati in una famiglia con delle difficoltà, e quindi di avere bisogno di maggiore cura per poter fiorire. E vi garantisco che sono energie ben spese. Se ci rassegniamo al fatto che chi nasce in una famiglia senza grandi mezzi debba stagnare nella problematicità oppure che chi ha delle difficoltà relazionali, pur avendo delle potenzialità, debba essere estromesso e non inquadrato nel sistema scolastico, soffochiamo alle radici il progresso della nostra civiltà. Cito l’esempio di Albert Einstein, scolasticamente incompreso a causa di un sistema scolastico rigido, poi diventato l’uomo che conosciamo ( http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein ). La scuola va riformata non perché non ci sono più soldi, ma perché bisogna mettere nelle migliori condizioni il bambino al fine di farlo diventare un adulto felice. I bambini che non staranno al passo, i bambini che verranno esclusi, tra un quindicina d’anni presenteranno il conto alla società e sarà anche allora un costo per noi tutti, oltre a tutto il bagaglio di frustrazione che si porteranno addosso.
Se vogliamo risparmiare possiamo partire dalla riduzione del numero di parlamentari e dal taglio dei loro stipendi. I nostri parlamentari sono tra i più pagati e sicuramente tra i meno capaci, scolasticamente parlando. Alla fine può interessare a questo signore che ci rappresenta la formazione globale del bambino? Peccato che il parlamento sia a numero chiuso e non possa accogliere tutti i somari che questa scuola sfornerà con questa riforma. Ma anche in questo caso la politica non c’entra e soprattutto non ha fatto centro. 
Sui brillanti risultati scolastici dei nostri rappresentanti provare per credere.

La differenza tra sesso a pagamento e il sesso che “appaga”

Gentili amici oggi affrontiamo un argomento delicato. Non perché tocchi le parti più intime della nostra persona , ma per alcuni retaggi di una cultura maschilistica e banale che difficilmente si debellano. Da giorni si parla sui media della questione prostituzione. La sequenza dei titoli, che fanno emergere chiaramente come si vuole presentare il problema alla massa, dà un messaggio che è come al solito estremamente riduttivo: ripulire le strade, aprire i quartieri a luci rosse, legalizzare la prostituzione per annientare il racket. Ogni tanto si lambisce il tema della schiavitù senza troppa foga. Si sa, concentrarsi troppo sull’umano, al giorno d’oggi, potrebbe distogliere dalle cose veramente importanti. Provo a proporre ora una mia particolare prospettiva nell’affrontare il problema. Lo faccio partendo dal sesso e concludendo sempre con lui, cioè il sesso. La sessualità è l’esperienza magnifica e fondamentale che vive un uomo e un donna tra diversità e complementarietà. Quindi nessuna esternazione moralistica sulla continenza come unica via virtuosa. Chi propone l’astinenza lo fa non perché abbia timore della potenza vitale della sessualità ( almeno me lo auguro ), ma perchè ne conosce l’importanza e quindi la necessità che essa si esprima pienamente nella relazione. L’amore tra uomo e donna non può ridursi ad un evento meccanico, cioè all’incontro genitale. La relazione sessuale ha bisogno, per esprimersi, della donazione totale, della conoscenza che parte dall’attesa dell’altro, della conoscenza profonda che accetta il dialogo come arricchimento reciproco e non cerca esclusivamente la soddisfazione personale. Solo così il piacere è totale, rigenerativo e fecondo, sia in senso procreativo che in senso unitivo. Fatto la premessa parliamo del sesso legato alla prostituzione. Alcuni affermano che il sesso a pagamento è l’incontro tra la libertà di una donna di disporre del proprio corpo e della libertà del maschio di “comprare” quel corpo per un momento. Affermazione che commercialmente non ha nulla di sbagliato. Umanamente però va a demolire tutta la ricchezza coniugale e quindi va a privare la società del bene e dei doni che la coniugalità può garantire. Se la sessualità diventa l’incontro tra due bisogni fisici, la relazione può andare a ”a farsi fottere”( per restare in tema ). Ma siamo certi che si tratti dell’unione tra due libertà oppure si tratta dell’incontro tra due schiavitù? Sì, proprio così, due schiavitù: la schiavitù del maschio verso il proprio pene e nei confronti della propria incapacità a conquistare una donna con il proprio mettersi in gioco e la schiavitù di una donna che è stata resa prostituta dalla propria storia e dagli uomini che ha incontrato. Dunque, la mia posizione è netta. Il commercio di sesso ( la prostituzione ) è l’incontro tra due schiavitù. Mi si può dire che comunque è un fatto personale riconducibile alla libertà individuale. Va bene, lo posso accettare. Ma se nel caso delle donne non ci fosse una libera scelta? Se ci fosse la costrizione, la schiavitù, la vendita, in poche parole il commercio di carne umana? In questo caso cosa si fa? Per garantire la soddisfazione del mercato degli istinti maschili siamo disposti a permettere la schiavitù? Su questa domanda ci giochiamo la nostra civiltà. Se non si può garantire in assoluto che nessuna donna verrà schiavizzata ed usata come un oggetto per la soddisfazione dei maschi, penso che il problema della riapertura delle case chiuse sia già risolto. Le case che sono state chiuse per civiltà, per civiltà chiuse devono rimanere. E ai maschi che non vogliono e non sanno conquistare una donna corteggiandola e si riducono a comprarne il corpo, consiglio i vecchi metodi dell’autoerotismo, gratuiti, indolore e senza complicazioni sociali. A chi in assoluto non è d’accordo a tutto quello scritto sino a questo punto, faccio un’altra osservazione. Se le donne che si autodeterminano, facendo una scelta professionale chiara, cioè quella dell’operatrice del sesso, lo hanno sempre fatto e lo faranno ancora, nella propria casa gestendo in proprio la propria impresa, perchè c’è bisogno di istituzionalizzare la prostituzione come servizio alla collettività? Qui tocchiamo un ‘altro punto, forse il più delicato e dal mio punto di vista, il più trainante: il mercato. Esattamente. È un problema di mercato. Infatti le escort, le prostitute di classe, che lavorano in proprio, quelle brave e pulite, sono giustamente care. Dico giustamente “care”, perché in un’economia di mercato la qualità si paga. Quindi tutta la questione la possiamo ricondurre a questo. Potrà sembrare un atto eccessivo di semplificazione, una forzatura. Ma credo che sia una prospettiva mai sufficientemente presa in considerazione quella del mercato. Dunque facciamo un paragone facendo un parallelismo, mettendo una accanto all’altra la carne e la prostituzione: abbiamo le gastronomie di pregio, la grande distribuzione e i discount. Ma se i consumatori possono accedere alla carne spendendo comunque meno chi ci garantisce che non venga fatto? E su questo ci giochiamo la nostra civiltà, perché non è un problema di morale e di ordine pubblico, ma umanitario. Chi riuscirà a garantire che nessuna donna verrà venduta e consumata come carne, con la violenza e la costrizione, questo qualcuno potrà parlare della possibilità per un uomo ed una donna di incontrarsi intimamente su corrispettivo. Rimane da affrontare con i legislatori il problema dei consumatori. La prostituzione è l’unica piaga sociale in cui il consumatore e quindi colui che alimenta il mercato, non viene perseguito. È più semplice perseguire un tossico o un ubriacone. La persona distinta che ogni tanto consuma per divagare è meglio lasciarla stare. Sono affari suoi, si dice. E in più è un elettore se non un legislatore. È tra lupi non ci scanna mai. Il sesso a pagamento, non appaga la persona in cerca d’amore, ma paga chi ha in mano il mercato e molto bene. 
Vi consiglio un film “Via da Las Vegas”. Non servono commenti. Alla prossima
La locandina del film

Tristezza

Oggi parliamo della tristezza. Lo facciamo non perché da tempo piove a dirotto, il cielo è grigio (plumbeo per i letterati nostalgici), ma perché si sono concentrate tante cattive idee sulla tristezza, sulla tristezza di cui vi voglio parlare. Certo, oggi mi assumo l’onere di portare su questa pagina web l’elogio della tristezza, l’encomio al sentimento che più di ogni altro ci fa navigare, come naufraghi tra la malinconia e la poesia, tra l’orribile e il sublime. Inizio con un affermazione che ha il sapore dell’assoluto. La tristezza è l’anticamera spoglia dell’introspezione, quella vera, quella che fa ribaltare le pupille e ci fa vedere l’universo che custodiamo dentro, anzi che spesso trascuriamo volutamente per crearci l’angolo dei nascondigli, la casetta sull’albero, la zona invalicabile del nostro pensiero. L’ordine è per la serenità, per la gioia c’è lo scatto e la frenesia, per la tristezza esiste il caos, calmo, soporifero, pieno di particolari.
E se fosse qui la tristezza, ora io sarei felice. Non confondetemi e non confondetevi. La tristezza che miseramente sto tratteggiando con le parole, è una dimensione di elevazione, di trasmigrazione tra il piatto e l’acuto, tra lo scontato e l’inatteso. Detto questo stendo un breve decalogo non per i tristi ma per i cultori della tristezza. Un decalogo che certifica la vera tristezza dalle contraffazioni.
La tristezza va goduta da soli, quindi non va spiegata e condivisa.
La tristezza sopravvive grazie alla pioggia. È una creatura d’acqua. È un fatto naturale che non si può spiegare. Lo si può solo accettare.
La tristezza è un momento di poesia che ci strappa dall’ordinario, ci deve condurre ad uno stato di piacevole rassegnazione ed immobilità, ad un rilassamento dell’anima nell’incantevole.
La tristezza può far piangere ma mai disperare.
La tristezza ti fa un po’ morire ma per poi farti vivere: è una rigenerazione.
La tristezza è l’ancella che accompagna alla liberazione dalle zavorre dell’organizzazione.
La tristezza è un vento che fa freddo, ma ridesta, rilancia, fa venir la pelle d’oca, ma nell’intimo emoziona.
La tristezza non si programma, arriva da sola, come l’ispirazione.
La tristezza è una malattia lenta che non porta alla morte. Conduce ad uno stato di verità e schiettezza con il proprio io. La tristezza fa del male nella misura in cui siamo lontani da noi stessi, dai nostri sogni e dal nostro io, quello vero, quello grande che vuole volare in alto.
La tristezza ha una voce roca, che si distingue, che si fissa nella mente, che fa calare il buio su quello che non conta e ti fa restare in piedi a guardare senza spiegazioni.
A tutti gli amici tristemente felici e fieri dedico, per questa volta, una canzone: una breve ma grande canzoni di Ornella Vanoni. A presto
Ornella Vanoni – Tristezza