A mia moglie che amo in modo sconsiderato
La lontananza, quando vi sono legami profondi, assume un sapore introspettivo. Il tempo a disposizione per il pensiero apre i battenti alla purezza dei ruoli. Debora, mia moglie, ha un posto di sovranità indiscussa nel mondo sentimentale che abito. Un affidamento, una scelta mia, la costrizione è altrove, non con lei. In questa settimana d’immersione nell’arte è palese quanto la mia donna sia perfettamente terrena. Intesa nel senso più alto, quasi mistico. La sua gravità mi ancora al bene del qui e ora, la sua prudenza è la materia che compone il colore e da la consistenza al segno che imbratta le pagine della vita. Senza nulla da perdere il carboncino non solcherebbe la carta e la lascerebbe bianca, senza memoria. Il suo sorriso é la conferma che Dio è un creativo che sa fare il suo lavoro ed è una grande consolazione. La mia sposa operosa e concreta mi trattiene alla terra e mi immerge nell’amore che produce l’arte del mestierante, dell’artigiano. Mia moglie è così: perfettamente umana e dolcissima. Il crinale sul quale cammino con lei tra sacro e profano è l’avventura del nostro matrimonio, del sentimi suo totalmente e pienamente. A lei che è un punto attorno al quale orbito, che è divisionista quando affrontiamo la vita ed impressionista quando l’accogliamo, dedico un’opera di Pierre Bonnard le grand jardin del 1894-1895, che la rappresenta e dipinge, come ogni sera, con i nostri figli, divina sul far del tramonto.





poi Bitonci, neosindaco di Padova. La questione dello stemma cristiano per eccellenza sta spopolando in particolare sui social. Ma la fede ha bisogno di simboli? Penso che essa, sempre che serva qualcosa difenderla o promuoverla, si trasmetta per trapianto vitale, con i fatti, con la vita. In questo senso mi viene in soccorso il pragmatismo di San Giacomo, che nella sua epistola così afferma: “Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Lettera di San Giacomo, cap 2, 14-18 ). Concludendo di certo la cristianità intesa come dimensione profonda dell’incontro con Cristo, non trae alcun beneficio dalla crociata dei crocifissi.