Intervista a Mario Adinolfi, autore del libro “Voglio la Mamma” Mario Adinolfi, giornalista, conduttore radiofonico, blogger e giocatore di poker di fama internazionale,è stato il primo italiano ad arrivare al tavolo finale del World Poker Tour. Autore di due saggi Il Conclave ( Hacca 2005 )e Generazione U ( Hacca 2007 ) e dei romanzi […]
Un buon punto di partenza…….“Ri-generare le Istituzioni
Stanchezza estiva. Mi manca l’aria, al cervello soprattutto, uno stufato neuronico che di pomeriggio latita per colpa della digestione e dell’aria condizionata. Amo in questi giorni parlare del niente, fumare sereno in solitudine, evitare la parola impegnata e non avere alcun rapporto con il genere umano. Essere vuoto per godere del sibilo della poca aria che si alza la sera. L’estate è anche la stagione della siesta della mente. Del dormire senza sognare. La polvere degli sterrati calza ai piedi e i miei sandali. In attesa di una silenziosa e sufficiente bellezza. Per ora pensionati in bicicletta il mattino, ragazzini in motorino nel primo pomeriggio, spritz generation la sera nei bar dai nomi esotici. Tutto come sempre aspettando speranzosi settembre con la certezza alla fine di non dire niente oltre l’inutile. Il tempo è pericoloso se non si ha nulla da raccontare.
Era d’estate tanto tempo fa, quando la sera era noia e zanzare, silenzio e sogni grandi, vecchi e vecchi ancor di più. Ora qui tra cosce contadine e zanzare sempre più mascoline, mi accorgo che guardo troppo indietro e mi perdo nel confuso dei ricordi, tra ostinazione ed ossessione velata di autan. Le rondini dissanguate se ne stanno sulla grondaia dichiarando la resa alla lambada e al waka waka. Mi manca la dolcezza di un pianoforte e dell’aquilone, e gli idrogeni di moscerini, invisibili tra la gente seduta nella pista del latinoamericano, mi paiono flutti di un mare di paillettes ed inopportuno. Le sagre della mia gente, sboccate e ruspanti, divertenti senza pensar al perché. La mia estate nel profondo sud della pianura arsa e lavoratrice, birra e sogni ancora troppo grandi, come il piatto coltivato che ci circonda. Tra rutti ed endecasillabi cito una pittrice lontana: le cose non accadono quando noi abbiamo tempo, ma quando di tempo ne hanno loro. Oggi siamo ai titoli di coda e ho voglia di andar a dormire. In certe bolgie si nasconde la chiave dell’universo e della “baciata” come dio comanda.
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I segni dei tempi. Mentre la storia sta servendoci una cena improvvisata a base di riso bollito, facendocela passare per buona, mi sono imbattuto, qualche giorno fa, in una serata frugale ma di qualità, con un carnet di vini stimolante. Pur nell’incetta di cambiamenti epocali nel modo di comunicare e di concepire la “cosa pubblica”, nel dibattere e nel dibattersi nel sacco, qualcuno fa ancora delle proposte per riflettere senza essere travolti dai rutti dei depositari della verità maldigerite . Fa riflettere che questa leccornia condita di pacatezza mi sia stata servita nella settimana in cui è tornato al Creatore l’uomo simbolo della Prima Repubblica e della DC, della diplomazia e del governo, della realpolitik che piaccia o no. Segni tempi…forse. Nulla di paranormale comunque, anzi, la straordinarietà sta nell’aver vissuto un’esperienza molto normale. Ho partecipato come spettatore ad un incontro pubblico in cui la politica è stata pensata, comunicata, elaborata e tessuta non da politici, ma da tutto il resto del mondo. Vi condivido alcune piacevoli sensazioni. La prima è stata il taglio dato alla serata. Nessuna contrapposizione di modelli ideologici ( per chi non se ne fosse accorto le ideologie sono in uno stato vegetativo oramai irreversibile, desuete come l’ammazza caffè del dopo cena al giorno d’oggi ), ma idee differenti a confronto, in parte complementari, in parte divergenti, ma in salsa sinfonica. Si, eccola qua la novità che mi ha deliziato. La finestra che mi ha donato una prospettiva scordata, la cucina creativa della mamma, sempre se stessa e sempre la migliore. Le idee devono essere diverse per completarsi a vicenda e raffinarsi, ma necessita inevitabilmente il mantenimento di un canale per confondersi ( nel senso più alto e liquido che si possa dare al termine ). Serve la sinfonia.
Penso, e non sono i postumi di una digestione concettuale difficile, che non dobbiamo attendere una rivoluzione “politica”, ma antropologica. Scannarci sulla politica italiana senza partire dagli italiani è un gioco inutile, come andare a ristorante nel giorno di chiusura.
Certo, perché il mondo delle esperienze e delle idee che si confronta senza supposizioni e velleità elitaristiche, può avviarci alla stesura di un’opera sinfonica reale, in cui l’economia, l’amministrazione, la cultura è di “comunità” ed è un bene comune. Potremmo così riuscire a far diventare l’Italia ciò che è parsa ultimamente, traghettandola dallo status in cui versa, cioè di un’opera “incompiuta”, alla compiutezza di uno stato moderno.
Una rivoluzione antropologica, un po’ demodé, un po’ pasoliniana ( quanto ho amato in gioventù Pier Paolo ) se si vuole forzare l’idea, ma obbligatoria per passare dalla massa italiana al popolo italiano.
Urge, con una veste comoda, più matura, un vestito nuovo, tra classico e tendenza. Una novità nella pacificazione con la nostra storia, il tutto condito dalla consapevolezza che i nostri politici sono espressione di ciò che siamo tutti, un po’ ruffiani, un po’patriottici, un po’ cialtroni e creativi, un po’ opportunisti e un po’ generosi, un po’ populisti ed un po’ radical chic, un po’tutto insomma.
La serata è stata piacevole, grazie agli amici dell’Associazione Protagonisti per il Domani ( www.protagonistiperildomani.it ), anche per l’approccio sincronico alla realtà. Si è trattato l’argomento spinoso dell’occupazione, della mancanza del lavoro. Tutti con il proprio punto di vista specifico, hanno proposto una chiave di lettura per digerire meglio gli altri.
Spesso ci impantaniamo nei confronti e nei dibattiti, per colpa della diacronia, del vedere cioè un aspetto singolo nella sua evoluzione storica e non nella sua manifestazione contestuale, nel qui e ora. Se durante la serata mi avessero raccontato del perché siamo arrivati a questo punto, giuro non lo avrei digerito. Basta con le analisi conservative e piagnucolose, ma osiamo raccontare le strade per creare un futuro da protagonisti.
Le serate avranno un seguito e porterò anche la mia piccola esperienza. Per chi fosse interessato, vi tengo aggiornati.