
All’università come un vecchio vinile vicino ad un ipod. Non più giovane tra chi la vita la trattiene a malapena. I miei ricorsi sono un po’ lontani, ma non li confondo ancora con altro. Appeso con un filo alla gioventù o al suo ricordo. Quanta vita pronta a travolgere, una “primavera” in questa squallida aula studio. Ed io mi beo della mia estraneità come di un’occasione inattesa per evadere. Un’occasione unica. Sudore e nicotina, gelsomino e chiacchere. Qualche perla in una mare di sconvenienza. Meraviglioso. Un divenire che cavalca ed io pronto a surfare sull’onda della forza pura delle possibilità e della tenera e dolce volgarità. Spettatore non pagante della tragicommedia della gioventù che corteggia, che non si piace ma se la “tira”, che parla rumorosa, con i jeans vita bassa e camicette di pizzo compunte, che ha appena imparato a fumare e che si bacia eternamente davanti alla mia moto senza badare alla mia fretta adulta. Favolosa gioventù universitaria, malinconica ed esuberante, che un giorno, affacciata dal balcone di altre stagioni, capirà con gioia quanta fortuna e quanto tempo, con legittima ed inevitabile incoscienza, ha prodigamente sperperato. Dilapidare un patrimonio è un’emozione che non ha prezzo……………..
A casa mia dopo cena da solo stranamente , col mio pedroni acceso. Penso a quanti giorni mi saranno concessi da titolare e se ne sarò degno. Forse mi interessa solo giocare. I rospi e i grilli tentano di darmi una risposta. Ma é solo tifo. O le ultime scaramuccia di una provinciale Batracomiomachia. Qui non ci si capisce. E la classifica non interessa al Mister. Solo il fumo acerbo del mio sigaro ha ha delle novità importanti.
Pioggia viola, oggi senza acqua, da un cielo sorpreso, tra nuvole incerte che accarezzano un sole timido. Pioggia Viola nel pensiero, nelle sofferenze inflitte per distrazione, per inerzia, per virtù. Alle soddisfazioni del mestiere. Pioggia Viola tra le note, del vento tra le frasche. Voce calda, tra rane e grilli sopravvissuti, nella campagna non poetica ma fertile, feconda ma senza vita. Pioggia viola sulla strada per la Gabbia, in fuga dagli impegni, con la mia ragazza, con l’aria a stirarmi rughe e lacrime di velocità. Pioggia Viola per l’ispirazione, per il ritardo, per l’assenza….per te. Pioggia Viola su un’amicizia che finisce, per un’altra mai iniziata. Amica mia, lascia che ti conduca a ballare nella Pioggia Viola, lasciala cadere, inesistente fuori, bagnata e graffiante dentro, nel profondo, nell’insondabile, nel mio, nel solo mio. Lasciala cadere, la Pioggia Viola, dalla schiena…..tra il profumo pesante dei gelsomini, la litania delle vecchie a maggio, l’attesa per il domani. Pioggia Viola, per il Principe, stasera, sulla via della Gabbia, senza continuità e senza ritorno.
mi accorgo che spesso passo del tempo a prepararmi per delle occasioni e poi , sul più bello, quando capitano, mi distraggo, non ci sono e se ci sono, dormo senza sognare. La cosa mi deprime un po’. Possibile che non riesca a farmi trovare al posto giusto nel momento giusto? Nessuno me lo ha insegnato. È un destino il mio…. l’inopportuno mi porta lontano dal bersaglio, dal fare centro. Così perdo perdendomi. Che fare? Tutto forse viene governato dal caso? Siamo convinti di un regia che in realtà è muta per il fatto stesso che non esiste? Che ne sarà di noi e del nostro transito terrestre? Caro Battiato oggi ho bisogno di un un’opportunità permanente su cui fare centro………che cosa resterà di me delle mie occasioni perdute?
Gentile Presidente della Repubblica Italiana Saltiamo le presentazioni. Troverà ogni mio dato sulla busta con cui le spedirò questa lettera. Mi rivolgo a Lei perchè voglio beneficiarla dell’ultimo residuo di fiducia che mi rimane. In questi giorni assistiamo impotenti al naufragio titanico ( alla faccia delle ricorrenze storiche…) della credibilità dei partiti e della politica. Sento la necessità di vomitare questo pensiero, questo scritto con l’unica speranza poi di star meglio una volta evacuato. La cosa che mi fa male è l’imbarazzo che si prova nel sentirsi italiani. Ci sono centinaia di studi, lo so, sul “non nazionalismo” de “noialtri”, sul nostro disfattismo, sul nostro essere critici e nello stesso tempo patetici. Ma la cosa che fa ancor più male è il constatare impotenti il ricorrere delle situazioni che concimano questo imbarazzo. Lei L’Italia l’ha vista per un bel pezzo. La conosce meglio di me, povero consigliere comunale di campagna. Ma quel che so per certo è che quelli che oggi rubano sono quelli che un tempo agitavano le forche, chi ora urla temo che tra qualche anno, al potere, farà la stessa fine. Questo caro Presidente è ciò che mi dilania: La certezza che tutto sia una rappresentazione tragicamente reale della realtà. É la ruota inarrestabile dell’uomo corrotto dal Potere. La fine della prima e della seconda repubblica è la conferma storica dell’impossibilità stessa per il politico italiano ad essere coerente. Ma non è il Potere corrotto di per sè. É la natura stessa del Potere che corrompe l’uomo. Il Potere, per i scarsi bocconi che ho potuto mordere nella mia vita, modifica il dna del carattere di una persona. Prima cosa fa sì che una persona si sganci dalla realtà. Non respira più la sua aria e ciò lo porta ad un’asfissia della propria coscienza e ad una deriva che è inesorabile. Pochi rimangono adesi alla vita reale. La sensazione mia è che gli uomini potenti che appaiono sereni e completamente immersi nella realtà, stiano invece fingendo con maestria. Il Potere addestra alla finzione. Non mi rivolgo a Lei, ovviamente. Il Potere non ha pensiero; è uno scontrarsi più o meno violento di forze “acefale”contrapposte. Non può che essere così. Questo spiegherebbe molte cose. Spiegherebbe l’impulsività del Potere, la stupidità del Potere, l’indecoroso spettacolo che il Potere dà quando viene smascherata qualche sua infamia. Il Potere non ha memoria, per questo la storia si ripete. Il Potere crea la legge per soggiogare gli onesti e nell’economia ha trovato lo strumento per affamare e fidelizzare l’uomo che si procura il pane. Signoraggio, crisi economica, tutto sembra orchestrato a tavolino per renderci schiavi. E i comici, da pungolatori del Potere si stanno improvvisando domatori maldestri della “bestia”. Ma la bestia è dentro l’uomo e non fuori. Non c’è più l’ideologia che distingue un uomo da un altro, c’è la diversità di lunghezza del laccio che lega ognuno di noi al Potere. Tutti ne siamo succubi. Anche Lei caro Presidente. Non è vero che ci sono gli onesti, o meglio ci sono, ma sono inclusi in bolle d’aria in cui non si decide nulla, bolle fluttuanti, fuori dal mondo. Gli onesti sono degli alieni espulsi fisiologicamente dal Potere. Il decidere per gli altri ti mette in una posizione di pericolo, di esposizione al contagio. La tensione a diventare “superuomo” si innesca con l’incontro amoroso, con la bramosia di copulare con il Potere. Come fare? L’anarchia? No….. moltiplicheremo i centri di Potere e la contrapposizione delle forze con il risultato di una malsana ed incontrollabile violenza. La democrazia, quella vera? …. Ma esiste democrazia veramente? Comincio a dubitarne. Alcuni esperimenti sociologici attuali sono interessanti…la comicità di piazza, il tecnicismo al governo, il civismo, la metamorfosi dei partiti che vogliono cambiare rimanendo se stessi, come “camaleonti del consenso”. Ma chiunque, una volta al potere, non verrebbe forse contagiato. Immagini che squallore: la medicina che viene annacquata dal morbo. Un virus che prende le sembianze della cura. Per non parlare degli esiti che ci dovremmo poi sorbire. Immagini un comico arrogante per colpa del potere: sarebbe uno spettacolo tristissimo. Come resistere quindi agli effetti collaterali del Potere? Come sopravvivere al contagio ? Lo chiedo a Lei Presidente, perchè ha vissuto abbastanza per abbozzare una risposta. Lei non dovrebbe tutelare la Costituzione. Non solo quantomeno. Essa, in questa Italia, è quasi un testo comico se letto alla luce dei fatti quotidiani. Lei dovrebbe rigenerare gli italiani, ridarci la fierezza che forse pochi dei nostri hanno avuto. La imploro, faccia tutto ciò che Le è possibile prima che sia troppo tardi. Spero in una Sua non tardiva risposta. Con l’italiana speranza che mi resta La saluto. Con stima. Michele Casella
Oggi sono qui con le mie bambine. Mi stanno attorno come dei satelliti. Chi mi chide la ricarica del cellulare, chi vuole ricordarmi che devo riconsegnare un libro in biblioteca, chi ride contagiandomi per una canzone di Ramazzotti, chi sta distruggendo tutti i Topolini collezionati in casa mentre un’altra gli urla dietro minacciando ritorsioni terribili…. e la piccola, nel pancione, scalcia reclamando un po’ di silenzio. Le donne sono l’altra metà del cielo…un cielo pieno di stelle!